Ipertensione L’abbassamento della PAS sotto i 120 mmHg non migliora il profilo di rischio CV

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Negli ipertesi senza patologie CV concomitanti, l’abbassamento della PAS sotto i 120 mmHg non porterebbe benefici aggiuntivi in termini di riduzione del rischio

Nei pazienti ipertesi l’approccio terapeutico standard si fonda sul concetto del “lower is better”, e pertanto sull’adozione di misure comportamentali e strumenti di trattamento in grado di abbassare il più possibile i valori pressori. È noto dai dati presenti in letteratura, che per questa classe di pazienti, valori di pressione sistolica (PAS) superiori a 115 mmHg comportano un aumento del rischio di patologie CV maggiori. Ciò che però resta poco chiaro al momento è, se per valori di PAS inferiori a 120 mmHg, vi sia un abbassamento di tale rischio. A dare alcune indicazioni al riguado è uno studio osservazionale, apparso su Jama Internal Medicine (Jama Intern Med 2014; 174 (8): 1252-61), condotto con l’obiettivo di analizzare in pazienti ipertesi la variazione del rischio CV in funzione di tre intervalli di PAS: PAS ≥ 140 mmHg (elevata), PAS compresa tra 120 e 139 mmHg (standard) e PAS <120 mmHg (bassa).

Allo studio hanno preso parte 4.480 pazienti che sono stati scelti tra i partecipanti dell’Atherosclerosis Risk in Communities Study, ipertesi, ma senza prevalenza di patologie CV al basale. I pazienti sono stati seguiti per un follow up mediano di 21,8 anni. La misurazione della pressione è stata effettuata al basale, e successivamente in visite programmate, ogni tre anni. L’endpoint dello studio era l’incidenza di eventi maggiori, definiti come scompenso cardiaco, ictus ischemico, infarto del miocardio, o decesso per patologie coronariche. Alla fine del periodo di osservazione sono stati registrati 1.622 eventi. Chiaramente i soggetti con valori elevati di PAS mostravano un significativamente più alto rischio di andare incontro a eventi CV maggiori rispetto a quanto osservato tra quelli con valori bassi (HR aggiustato 1,46; CI 95 per cento 1,26-1,69). Il dato interessante riguarda il fatto che non vi erano differenze sostanziali in termini di rischio tra i soggetti appartenenti al range, definito come standard, di pressione, e quelli appartenenti al range basso, con PAS cioè inferiore a 120 mmHg (HR aggiustato 1,00; CI al 95 per cento 0,85-1,17). Il trend è stato confermato anche dopo aggiustamento per variabili quali età al basale, sesso, diabete, BMI (indice di massa corporea), colesterolemia, abitudine al fumo, assunzione di alcol e valori di pressione diastolica. Dunque questa analisi osservazionale conferma un aumento del rischio di eventi CV maggiori per valori pressori elevati, un dato quest’ultima ben noto. Ciò che appare di interesse è il fatto che una volta che la PAS venga portata al di sotto dei 140 mmHg, tentare di abbassarla sotto i 120 mmHg potrebbe non apportare un beneficio aggiuntivo in termini di incidenza di eventi CV. In pratica, il range di pressione ottimale sarebbe 120-139 mmHg, per il quale è evidente il beneficio sulla riduzione del rischio CV, e dunque non sarebbe necessario andare al di sotto dei 120, perché non vi sarebbero effetti positivi aggiuntivi. Naturalmente trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati necessitano conferme in trial clinici. A dare indicazioni dirimenti potrebbe essere lo studio SPRINT, attualmente in corso.

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