Leucemia linfoblastica acuta per i pazienti difficili speranze da un “biologico”

I pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta che presentano una malattia minima residua (MRD) in seguito alla terapia standard di induzione, hanno una prognosi infausta. Infatti, i soggetti con MRD dopo la terapia di induzione, anche coloro che hanno raggiunto una remissione ematologica completa, hanno un tasso di recidiva più alto rispetto a quelli che non hanno alcuna MRD, anche dopo un trapianto di cellule staminali. E quasi tutti quelli con MRD presistente o ricorrente recidivano nonostante il proseguimento della chemioterapia. Sono davvero promettenti dunque i risultati presentati al 56° Congresso annuale dell’American Society of Hematology, che si è tenuto dal 3 al 9 dicembre a San Francisco, relativi a uno studio di fase II (BLAST), che ha testato l’efficacia di un nuovo anticorpo monoclonale anti-CD19 (blinatumomab) in questa difficile classe di pazienti. Nello studio oltre tre quarti dei pazienti con leucemia linfoblastica acuta (LLA) che avevano una malattia minima residua (MRD) dopo la chemioterapia, e sono stati quindi sottoposti a un singolo ciclo di immunoterapia con blinatumomab hanno ottenuto un’eradicazione completa della MRD. Nello specifico, il 78% dei pazienti ha ottenuto una risposta MRD completa, una misura dell’eradicazione della malattia residua a livello molecolare, con un solo ciclo di trattamento con il biologico. Inoltre, quasi tutte le risposte complete (il 98%) si sono ottenute entro la fine del primo ciclo di trattamento.