Vitamina D Fattore predittivo precoce di evoluzione della sclerosi multipla

Sclerosi multipla: i livelli di vitamina D come fattore predittivo precoce di attività e progressione della malattia

Secondo un recentissimo studio la vitamina D avrebbe le potenzialità per ridurre la progressione e la gravità della sclerosi multipla (SM), in pazienti con un primo episodio suggestivo di malattia (CIS, sindrome clinicamente isolata). La carenza di vitamina D è una condizione di frequente riscontro nei pazienti affetti da SM, tuttavia finora non era stato indagato il possibile ruolo dello status vitaminico nell’evoluzione e progressione della patologia. A colmare tale lacuna arrivano questi nuovi risultati, ottenuti in pazienti che erano iscritti al trial BENEFIT (Betaferon/Betaseron in Newly Emerging Multiple Sclerosis for Initial Treatment) tra il 2002 e il 2003, studio che mirava a confrontare l’efficacia di un trattamento precoce, rispetto a uno tardivo, con interferone beta-1b in soggetti con CIS.

Obiettivo della ricerca era valutare se i livelli di 25-idrossivitamina D (25 (OH)D), un marker dello status vitaminico, potessero influire in qualche misura sull’evoluzione verso la forma clinicamente definita di malattia. Sono stati sottoposti ad almeno un dosaggio della 25 (OH)D 465 pazienti con CIS, e 334 hanno ripetuto l’esame a 6 e 12 mesi. I partecipanti sono stati seguiti per 5 anni, con valutazione clinica e di imaging (RMN). I parametri scelti come outcome erano rappresentati dal riscontro di nuove lesioni attive, di aumento del volume delle lesioni T2 pesate e dalla variazione del volume cerebrale, come anche dal tasso di ricadute e dal livello di disabilità, quest’ultimo misurato con lo score EDSS (Expanded Disability Status Scale).

Dall’analisi dei dati è emerso che valori più elevati di 25 (OH)D in fase iniziale si rivelavano predittivi di una ridotta attività di malattia e di una progressione più lenta. Un incremento di 20 ng/ml nei valori medi di 25 (OH)D entro i primi 12 mesi si traduceva in un tasso di riscontro di nuove lesioni attive ridotto del 57 per cento, in un tasso di ricadute ridotto del 57 per cento, in una riduzione del 25 per cento dell’aumento annuale del volume delle lesioni T2 pesate, e in una diminuzione annuale di 0,41 per cento nella perdita di volume cerebrale. Un trend sovrapponibile è stato confermato per dosaggi della 25 (OH)D effettuati dopo 12 mesi e la progressione e attività della SM da 24 a 60 mesi. Da una sottoanalisi, in cui i livelli di 25 (OH)D sono stati usati come variabili scomposte, è emerso come valori maggiori o uguali a 20 ng/ml per più di 12 mesi erano forti predittori di ridotta disabilità all’EDSS nei 4 anni successivi.

Dato che bassi livelli di vitamina D sono comuni e possono essere facilmente e in modo sicuro aumentati con la supplementazione orale, questi risultati possono contribuire a ottenere risultati migliori, in termini di progressione e disabilità nel lungo termine, per molti pazienti affetti da SM.

Ascherio A, Munger KL, White R et al. JAMA Neurol, published online January 20, 2014. Doi: 10.1001/jamaneurol.2013.5993