Settima edizione dell’Italian Conference on Aids and Retroviruses

Icar 2015

Icar 2015

La settima edizione dell’ICAR (Italian Conference on Aids and Retroviruses) si è conclusa da pochi giorni. L’appuntamento annuale che riunisce i maggiori specialisti virologi nazionali e internazionali si è svolto a Riccione, sulla riviera romagnola. Tra le tematiche di questa edizione, la medicina di genere, declinata non solo al femminile, e la resistenza naturale all’infezione da HIV; ma soprattutto, per la prima volta in assoluto, i riflettori erano puntati sulle epatiti virali, in particolare l’epatite C. Il motivo è facilmente intuibile: le nuove sfide terapeutiche e assistenziali rappresentate dalle recenti opportunità di cura per questa patologia, emerse con l’avvento dei nuovi antivirali.

“Impossibile non dedicare al tema dell’epatite C uno spazio importante – ha sottolineato Erica Villa, direttore della Struttura complessa di Gastroenterologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena – visto il grande progresso nei risultati ottenuti dalle nuove terapie antivirali, risultati derivati non solo da trial clinici, ma anche da numerosi studi in real life, ovvero su pazienti trattati nella pratica clinica quotidiana, che evidenziano dati a dir poco straordinari. Un altro motivo per cui in questa edizione di ICAR abbiamo deciso di non parlare solo di HIV è il fatto che l’infezione da HCV ha un impatto numericamente importante, dato che nelle varie regioni italiane il tasso delle persone HCV-positive varia da un 3 a un 10-15 per cento con punte inferiori al Nord, ove tuttavia sono presenti sacche importanti di infezione, e picchi al Sud, in particolare Sicilia, Puglia, Campania e Calabria”. Grazie ai nuovi farmaci antivirali diretti disponibili oggi, e in arrivo, le prospettive di cura per l’epatite C sono sempre migliori, anche per le popolazioni di pazienti “difficili”. In futuro la situazione è destinata a migliorare ulteriormente. Per la metà del prossimo anno sono attese altre combinazioni di antivirali, ancora più evolute, in grado di raggiungere una risposta virologica sostenuta del 90-95 per cento anche nelle popolazioni difficili. Questi nuovi antivirali, tra i quali per esempio la combinazione grazoprevir/elbasvir, hanno una maggiore potenza, una non dipendenza dalle resistenze virali e un’alta tollerabilità con un forte rispetto per la funzione renale, il che li rende farmaci ideali da somministrare ai pazienti “difficili” con cirrosi, compensata o scompensata, e con insufficienza renale

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