Le cure palliative… non solo farmaci

cure_palliativeLe cure palliative non sono solo farmaci. A questo tema delicato (ed estremo) è stata dedicata una serata che si è svolta lo scorso 12 maggio nella splendida cornice di Villa Litta a Lainate, alle porte di Milano. Una serata speciale che voleva affrontare temi quali, ribadire l’importanza della prevenzione nella vita di ogni giorno, conoscere le cure palliative, valorizzare e capire il compito degli hospice.

Le cure palliative sono i momenti estremi del percorso di cura che comportano scelte coraggiose, ma in cui l’obiettivo principale deve sempre essere quello di mettere al centro la persona salvaguardandone la dignità, nel rispetto della libertà delle scelte. Augusto Caraceni, della Struttura Complessa di Cure palliative, terapia del dolore e riabilitazione della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha ricordato il significato delle cure palliative, sostenendo che “terapia del dolore significa sapere che non siamo tenuti a sopportare il dolore, che può essere curato, alleviato e che è un diritto di ogni cittadino senza alcuna distinzione. L’attenzione e il controllo del dolore sono elementi costitutivi della qualità dell’assistenza. Le cure palliative non si pongono un obiettivo solo terapeutico, ma vedono il bisogno e cercano di dare una risposta, danno ascolto, permettono al malato che non può guarire, di esprimere se stesso, le paure, le angosce come i valori. Propongono un modello di cura dove la relazione tra chi cura e chi è curato, tra chi assiste e chi è assistito, è importante quanto il contenuto tecnico e terapeutico. Il malato, soprattutto se non può guarire, è dipendente in tutto; può avere sostegno dalla famiglia, c’è anche chi è solo, ci sono famiglie che non possono, non sanno o non vogliono dare il sostegno necessario a chi affronta una malattia grave. Le équipe di cure palliative hanno una visione olistica delle componenti fisiche, psicologiche, sociali e spirituali dell’assistenza e quindi vengono incontro alla persona malata tenendo conto delle sue relazioni affettive e familiari. Nessun tempo è troppo breve da non poter offrire opportunità di vicinanza, di un gesto o di un sorriso, di quella cura per i dettagli che rende a chi è malato e a chi lo assiste tutta la dignità della persona, perché nessuno si senta abbandonato”. Carico di significato è stato anche l’intervento di Giuseppe Biancofiore, direttore dell’hospice di Lainate. “Le cure palliative rappresentino una sorta di rivoluzione culturale, una risposta al delirio di onnipotenza che ha colpito la medicina nel secolo scorso quando ci si è concentrati solo sulla guarigione dalle malattie perdendo di vista gli insuccessi. Poi ci siamo ricordati di essere uomini, che la morte fa parte della vita, che la medicina, nonostante i continui passi avanti, presenta ancora limiti a causa dei quali non siamo riusciti a guarire da tante malattie. Così ci siamo ricordati della possibilità di curare sempre, anche quando non si può guarire e lo abbiamo fatto sviluppando un ampio armamentario terapeutico, fatto di farmaci, ma anche di relazione, di ascolto, di rispetto, di condivisione”.