Pembrolizumab, nuova arma contro il tumore polmonare avanzato

polmoniPembrolizumab, nuova arma contro il tumore polmonare avanzato: i risultati ottenuti con questo farmaco immuno-oncologico sono stati presentati al congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO) che si è tenuto ai primi di ottobre a Copenaghen.

Lo studio Keynote-024 ha coinvolto 305 pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata (con espressione della proteina PD-L1 sulle cellule tumorali superiore o uguale al 50 per cento), e ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione di 10,3 mesi nei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto a 6 mesi con la chemioterapia e una sopravvivenza globale a 6 mesi dell’80,2 rispetto al 72,4 per cento. Il tasso di risposte si è rivelato più alto nei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (44,8 vs 27,8 per cento), la durata mediana della risposta è stata più lunga e gli eventi avversi di ogni grado meno frequenti. “I dati – ha spiegato la professoressa Silvia Novello, dell’Università di Torino – sono impressionanti se si analizzano le curve di sopravvivenza riferite ai pazienti selezionati in base alla maggiore espressione di un biomarcatore, ossia la proteina PD-L1, sulle cellule tumorali”.

Lo studio di fase II KEYNOTE-021, coorte G, che ha reclutato 123 pazienti con tumore polmonare metastatico non-squamoso in prima linea, ha mostrato un raddoppiamento della risposta tumorale e una riduzione del rischio di progressione o di morte del 47 per cento con pembrolizumab in combinazione a chemioterapia (carboplatino in associazione a pemetrexet) rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1.

Di fronte a questo cambio di paradigma, che vede oggi una concreta opportunità terapeutica nell’utilizzo di pembrolizumab in monoterapia in prima linea, è necessario considerare i biomarcatori quali potenziali strumenti per identificare in anticipo quei pazienti che possono maggiormente beneficiare dell’immunoterapia.