XX Congresso nazionale CIPOMO: quale sarà il futuro dell’oncologia italiana?

Il XX Congresso nazionale CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) si è tenuto nei giorni scorsi a Napoli (19-21 maggio), e a manifestazione chiusa, è tempo di fare un bilancio. Il programma è stato ricco di appuntamenti che nel complesso hanno riunito circa 200 specialisti provenienti da tutta Italia. Il congresso è stato l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte dell’oncologia in Italia e sul futuro.

Tra le molteplici specialità della medicina, probabilmente l’oncologia è quella che ha subito la trasformazione maggiore nel corso degli ultimi 20 anni. Possiamo dire che c’è stata una vera rivoluzione che ha portato molti pazienti oncologici a vivere come “malati cronici”. Naturalmente l’auspicio è quello di continuare sempre con questo trend, che è stato possibile (e lo sarà) grazie alle terapie innovative, sempre più a bersaglio. Terapie all’avanguardia che funzionano, ma che hanno costi troppo elevati. Ecco quindi che si affaccia e si fa sempre più pressante il problema della sostenibilità economica. Ed è stato proprio questo il tema portante del congresso. Il miglioramento della sopravvivenza dei pazienti oncologici e della loro qualità di vita ha avuto dei costi importanti che alcuni ritengono difficilmente sostenibili anche nei Paesi occidentali economicamente più solidi. Maurizio Tomirotti, presidente CIPOMO, ha così commentato “…Per farvi fronte, possiamo e dobbiamo liberare risorse all’interno del sistema ottimizzando la nostra capacità di diagnosi e cura (11 miliardi di sprechi nel 2014), riformando la complessità amministrativa (3 miliardi), contrastando la corruzione (9 miliardi), favorendo prevenzione e corretti stili di vita, fermando i tagli indiscriminati ai fondi della Sanità già tra i più bassi d’Europa (7,6 per cento del PIL). Occorre però in parallelo studiare soluzioni strutturali, forme di rimborso basate su un indice di costo-efficacia che premi con trasparenza la ricerca di valore. Solo così potremo garantire nel lungo periodo le cure migliori ai nostri ammalati e mantenere in futuro i risultati che oggi l’Europa ci invidia, senza incidere troppo sulle tasche degli italiani”.

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