Apnee notturne e declino cognitivo, confermata l’associazione

Numerosi studi hanno rilevato un’associazione tra disturbi del sonno, causati da problemi di respirazione e un più alto rischio di declino cognitivo lieve o demenza. Tuttavia gli studi di popolazione contengono dati in parte contrastanti e in pochi casi hanno considerato gli effetti sulle diverse abilità cognitive.

Per questo  Y Leng e coll. della University of California, San Francisco, USA, hanno riesaminato in modo sistematico 14 studi, che hanno coinvolto un totale di oltre 4 milioni di partecipanti. Gli studi sono stati selezionati con i principali motori di ricerca medici, includendo quelli con almeno 200 partecipanti e un’età superiore ai 40 anni.

I risultati sono stati presentati al meeting annuale dell’Associated Professional Sleep Societies (APSS).

Il grado di apnea o ipopnea notturna è stato definito con le diagnosi cliniche o con il punteggio AHI (Apnoea-Hypopnea Index) e le capacità cosgnitive in base a esami clinici o punteggi ai test standard.

Gli autori hanno considerato tre domini cognitivi: la capacità cognitiva generale, le funzioni esecutive e i disturbi della memoria. I dati statistici sono poi stati adeguatamente aggiustati.

Le persone con  punteggio superiore a 15 della scala AHI dell’apnea notturna (AHI<5 normale AHI 5-15 lieve apnea , AHI 15-30 moderata apnea, AHI≥30 apnea severa) avevano il 26% di probabilità in più di sviluppare demenza o declino cognitivo. Inoltre in questo gruppo risultano significativamente ridotte le funzioni esecutive.

“I legami tra la qualità del sonno e l’invecchiamento del cervello – ha dichiarato Leng – sono oggetto di un crescente interesse tra i ricercatori e pensiamo che sia importante continuare questi studi”. In particolare secondo Leng occorre approfondire se il trattamento dei disturbi del sonno può portare a miglioramenti anche in campo cognitivo.