Il diabete di tipo 2 è reversibile con una dieta ipocalorica?

Il diabete di tipo 2 è reversibile? L’ipotesi sta sempre di più interessando la ricerca. Uno studio del 2016 pubblicato su Diabetes Care ha mostrato come una dieta a forte restrizione calorica (VLCD very-low-calorie diet) e la conseguente perdita di peso, mantenuta per 6 mesi possono far tornare alla normalità i livelli glicemici, anche di persone che soffrono da anni di diabete di tipo 2.

A settembre di quest’anno un editoriale del British Medical Journal invita medici e pazienti a non considerare il diabete di tipo 2 una malattia cronica e irreversibile, ricordando appunto che una consistente perdita di peso, mantenuta nel tempo, può far regredire la malattia.

Un altro importante tassello viene da uno studio sperimentale su animali da laboratorio (topi) che ha svelato i meccanismi attraverso i quali una dieta a basso contenuto calorico porta verso la remissione della malattia.

Rachel J. Perry e coll. della Yale’s School of Medicine dell’Università di Yale, New Haven (USA) hanno sottoposto un gruppo di topi con i segni del diabete di tipo 2 (iperinsulinemia, iperglicemia, obesità e steatosi epatica non alcolica) a una dieta VLCD, con un taglio fino al 70% dell’intake di calorie nella dieta quotidiana.

I risultati, pubblicati sulla rivista Cell Metabolism, hanno evidenziato una marcata riduzione delle concentrazioni di glucosio nel plasma dopo soli 3 giorni di questo regime alimentare.

Utilizzando un nuovo metodo di analisi, basato sul tracciamento degli isotopi, i ricercatori hanno individuato tre meccanismi fondamentali attraverso i quali la VLCD ha inciso sui livelli glicemici:

  • diminuisce la velocità con cui il lattato e gli aminoacidi sono trasformati in glucosio.
  • si riduce la velocità con cui il glicogeno epatico viene trasformato in glucosio.
  • si riduce il contenuto di grasso del fegato, che rende il fegato più sensibile all’insulina.

Questi tre meccanismi che si verificano in contemporanea, secondo gli autori, hanno promosso la riduzione del glucosio in modo indipendente dal peso.

“I nostri risultati – ha dichiarato Perry – se verificati anche in soggetti umani, suggerirebbero che questi tre meccanismi potrebbero essere tutti potenziali bersagli terapeutici per ridurre il glucosio plasmatico in chi è affetto da diabete di tipo 2”.