Medico e paziente, il decalogo per un rapporto corretto

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Da una parte c’è il medico, sempre più pressato da incombenze burocratiche, linee guida e piani assistenziali, dall’altra c’è il paziente, bombardato di informazioni pseudo-scientifiche, che creano diffidenza nei confronti del professionista, e spesso alla ricerca di un ascolto che va al di là dei tempi concessi dalla macchina assistenziale.

Il rapporto medico-paziente è da tempo in crisi, come confermano i dati raccolti da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Molti cittadini lamentano una scarsa disponibilità all’ascolto da parte del medico, che spesso usa un linguaggio troppo tecnico, non fornisce un chiaro orientamento al paziente e non ha l’empatia necessaria a cogliere la sua reale sofferenza. D’altro canto i medici denunciano una cronica mancanza di tempo e le difficoltà organizzative che rendono difficile prendersi cura della persona.

Una situazione complessa, resa ancora più difficile dal sempre più frequente ricorso ai tribunali, con le circa 300.000 cause all’anno che sono alla base della cosiddetta “medicina difensiva”, un approccio che comporta spesso esami e cure inutili e coste per il SSN.

Da questi pressupposti ha origine la campagna “Cura di coppia” lanciata  da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato presso la Fnomceo e realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie. La campagna è promossa in collaborazione con diverse associazioni di pazienti e oltre 20 tra organizzazioni di professionisti e strutture sanitarie.

Perno dell’iniziativa, che utilizza soprattutto canali social, è un decalogo dei diritti e dei doveri del medico e del paziente. Un vero e proprio vademecum per cercare di rifondare su basi solide un corretto rapporto professionale e umano.

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Tra i diritti del paziente ci sono avere il giusto tempo di ascolto, avere informazioni comprensibili, condividere il percorso di cura, ricevere cure in sicurezza e non soffrire inutilmente. Rientrano invece nei suoi doveri nei confronti del medico non sostituire web o passaparola al medico, collaborare con il medico, anche con un comportamento corretto in ambulatorio, rispettoso delle persone e delle attrezzature.

Il medico, secondo il decalogo, ha diritto a esercitare liberamente la propria professione, a essere rispettato e informato correttamente dal paziente, a non assecondare ogni richiesta e a svolgere il suo lavoro nelle condizioni migliori. D’altro canto rientrano nei suoi doveri l’ascolto del paziente, l’informazione corretta sulle cure e l’aiuto al paziente nei percorsi di diagnosi e cura.

Nessuna novità eclatante, ma la l’utilità del vademecum sta proprio nell’indicare i principi fondamentali per migliorare le relazioni nella pratica professionale quotidiana.

“Il rapporto medico paziente è basato su fiducia e rispetto, per entrambi. Così si concludeva, per ambedue le parti, appunto, un decalogo sul rapporto medico-paziente che già nel settembre del 2008 l’Ordine dei Medici di Gorizia aveva stilato insieme al locale comitato di Cittadinanzattiva” ha ricordato Roberta Chersevani, presidente Fnomceo “Ora, a distanza di nove anni, arriva questa bella iniziativa nazionale, a confermare la validità di quell’intuizione e ad ampliarne la portata. Non cambia però la sostanza: tutti e due i decaloghi, quello di oggi e il suo predecessore, rimarcano l’importanza, nella relazione di cura, dell’accoglienza, dell’ascolto, della condivisione, dell’informazione, della comunicazione. Principi che sono stati fatti propri anche dal nostro Codice Deontologico quando, all’articolo 20, considera il tempo della comunicazione quale tempo di cura”.

“Questo lavoro è il risultato di un percorso fatto insieme a molti compagni di viaggio. Mi riferisco soprattutto alla Federazione nazionale degli ordini dei medici perché i cambiamenti non si fanno solo a colpi di legge, ma si realizzano soprattutto con le azioni quotidiane e con le collaborazioni autentiche, come queste”, ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Siamo partiti dalla necessità di agire su aspetti cruciali, generati in parte da comportamenti individuali, in parte da carenze organizzative o disposizioni cieche. Tutto ciò rischia di trasformarsi in conflitti e contenziosi evitabili e che danneggiano la relazione ed il successo delle cure. Per questo abbiamo realizzato un decalogo, cioè dieci consigli per essere consapevoli dei rispettivi diritti e doveri, indicati nella Carta europea dei diritti del malato e nel Codice deontologico dei medici. E’ questo il modo semplice e chiaro con il quale vogliamo aiutare medici e cittadini a mettere in pratica ogni giorno i propri diritti e doveri”.