Oncologia, un manifesto per l’umanizzazione delle cure

Un percorso in cinque tappe per offrire ai malati di tumore un’assistenza che metta al centro il paziente stesso e i suoi. È quanto propone il «Manifesto per l’umanizzazione delle cure in oncologia» promosso da Merck e redatto in collaborazione da: Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Favo (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), Ieo (Istituto Europeo di Oncologia), Università di Milano e Sifo (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera).

I cinque fattori individuati per una Human Based Oncology sono:

1. Il progresso nelle terapie oncologiche
2. Il diritto alla salute e la sostenibilità delle terapie
3. L’umanizzazione delle cure attraverso:
– L’applicazione del modello clinico bio-psico-sociale
– La comunicazione efficace medico-paziente
– Il patient empowerment
4. La valutazione partecipata dell’umanizzazione
5. Un maggiore contributo del volontariato

“Oggi mille pazienti al giorno ricevono una diagnosi di tumore – spiega Carmine Pinto, presidente AIOM – ma la buona notizia è che, in generale, si sta riducendo per la prima volta il numero di morti, anche se con notevoli differenze a seconda dei tumori. Le nuove terapie stanno cambiando il mondo del cancro e anche gli oncologi stanno cambiando: non si pensa più in termini di quantità di sopravvivenza, ma di qualità della vita. Questo significa che c’è bisogno, sempre di più, di una maggiore condivisione. L’oncologo deve essere come un direttore d’orchestra, ma il suono è comune”.

Il coinvolgimento del paziente è uno dei punti centrali di questo approccio. Come spiega Gabriella Pravettoni, direttore della Divisione di Psiconcologia dello IEO e professore presso il Dipartimento di Oncologia e Ematoncologia dell’Università degli Studi di Milano: “Un paziente attivo ed empowered è in grado di comprendere la propria malattia e gli effetti sul proprio corpo, cerca attivamente informazioni ed è in grado di formulare domande per lui rilevanti a medici e operatori sanitari. Un paziente empowered è responsabile della propria salute e comprende il bisogno di apportare cambiamenti al proprio stile di vita al fine di gestire la propria condizione di salute. Inoltre un paziente empowered si sente in grado di prendere decisioni informate circa trattamenti e cure e sente di poter essere parte attiva nel processo decisionale”.

“Il Manifesto – secondo Antonio Messina, presidente e Ad di Merck Serono Spa – nasce per spingere tutte le discipline che ruotano intorno a una determinata patologia oncologica verso un percorso che porti il paziente ad essere al centro delle attenzioni. Protagonista attivo e non più passivo. Insomma non deve essere un malato che, in modo disarticolato e ‘a pezzi’, riceve indicazione e consigli per affrontare il proprio percorso. Ma ci deve essere un team multidisciplinare che lo segue dall’inizio alla fine. E’ evidente che per far questo occorre dialogo. Occorre che i professionisti si parlino tra loro all’interno dei dipartimenti ospedalieri. Per far questo il Manifesto ha stilato un modello, un processo che dovrebbe facilitare le Oncologie italiane a raggiungere l’obiettivo” .