Rinasce a Firenze l’antico orto medico

Nel Chiostro delle Medicherie dell’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze riprende vita un’istituzione che esisteva fin dalla fondazione dell’ospedale nel XIII secolo. Si tratta dell’antico orto medico una raccolta di piante da secoli utilizzate per le loro proprietà curative.

Gli orti dei semplici fanno parte della storia della medicina ed erano presenti in tutti i luoghi dove si studiava l’arte medica. Voluto dalla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus e dal Museo di Storia Naturale/sezione Orto Botanico dell’Università di Firenze e in nuovo orto medico è stato realizzato grazie alla collaborazione di Aboca, con il sostegno della Asl Toscana centro.  Il percorso botanico nel chiostro delle Medicherie è aperto al pubblico.

Paolo Luzzi, responsabile sezione Orto Botanico del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, spiega: “L’Arcispedale di Santa Maria Nuova del 1288, insieme al Giardino dei Semplici del 1545, sono due tappe fondamentali nell’evoluzione della scienza medica ed erboristica. Un filum preciso lega l’antichissimo ‘orto medico’ all’Orto Botanico fiorentino. Dal primo nascerà l’idea di uno spazio coltivato non solo per i malati ma anche per gli studenti dell’allora nascente Scienza medica, realtà concretizzata, quasi tre secoli dopo, nel Giardino voluto da Cosimo I. Si tratta di restituire alla città di Firenze una testimonianza del genio e dell’operosità fiorentina che ha portato alla scienza Botanica e alla Scienza Medica quali oggi vediamo e applichiamo.”

L’orto,  è costituito da 26 piante racchiuse in grandi vasi, dalla Rosa canina alla Salvia officinalis, studiate nei secoli passati ed utilizzate per le loro proprietà terapeutiche.

Le piante sono state scelte in rappresentanza tra le tante varietà con proprietà medicinali note con criteri precisi. Alcune piante sono state scelte per sottolineare la relazione di Santa Maria Nuova con altre istituzioni ospedaliere. Per esempio la Faba grassa (Sedum telephium), lavorata nei secoli dalla spezieria dell’abbazia di Vallombrosa e tutt’oggi dall’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. Altre piante sono state scelte per il quotidiano e intensissimo uso che ne è stato fatto nel tempo, come per esempio la Piantaggine (Plantago lanceolata), usata sin dalla notte dei tempi per curare le infiammazioni e le malattie dell’apparato respiratorio, oppure la Rosa canina (Rosa canina), anch’essa con attività antinfiammatorie nonché vitaminizzanti. Altre riportano ad antichissime preparazioni monastiche come l’Arancio amaro (Citrus x aurantium), il Semprevivo dei tetti (Sempervivum tectorum), l’Agnocasto (Vitex agnus-castus).

San Benedetto, fondatore nel VI secolo della regola Ora et Labora, prescrive che nei monasteri fosse presente un orto o giardino dove mettere in pratica, nell’ambiente più favorevole possibile, il precetto monastico. Altre piante sono state scelte per la loro valenza magica, a testimonianza di una spiritualità trasversale che abbraccia anche la sfera religiosa. La pianta della Salvia (Salvia officinalis) presso i Romani era ritenuta sacra ed era simbolo di vita e anche nel Medioevo si riteneva avesse poteri magici. Altresì la Mandragora (Mandragora officinarum), considerata l’erba magica per eccellenza per il suo alto contenuto di alcaloidi e la sua peculiare radice dalle sembianze umane.