Sanità, l’Italia delle disuguaglianze

L’accesso alle cure e la qualità dell’assistenza non sono le stesse per tutti i cittadini. Sono ancora molte le differenze fra le Regioni che riguardano temi cruciali come  tempi di attesa,  erogazione dei farmaci,  copertura vaccinale, gestione dell’emergenza e assistenza ai malati oncologici. Lo evidenzia l’ultimo rapporto dell’Osservatorio civico sul Federalismo in Sanità,  presentato  da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.

La disparità più evidente riguarda ancora una volta la storica divisione tra Nord e Sud d’Italia. Secondo il rapporto sono 5 le Regioni italiane a non rispettare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): Molise, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Tutte queste regioni, e non solo loro, hanno aumentato l’Irpef. La criticità della situazione delle regioni meridionali è evidenziata anche dell’aumento della spesa sanitaria privata e soprattutto dal tasso di rinuncia alle cure. Secondo ISTAT la quota di persone che ha rinunciato ad una visita specialistica negli ultimi 12 mesi è cresciuta tra il 2008 e il 2015 dal 4% al 6,5% della popolazione, ma nel mezzogiorno ha raggiunto  il 10,1%.

Un altro problema rilevante riguarda le liste d’attesa e in questo caso i problemi non sono solo al Sud, infatti le regioni dove sono segnalate le maggiori difficoltà per i tempi di attesa sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Marche, Puglia. Le attese più lunghe si registrano per la mammografia: 122 giorni nel 2017 (+60 gg rispetto al 2014) ossia quasi 4 mesi in media, passando dagli 89 gg del Nord-Ovest ai 142 gg del Sud ed isole; segue la colonscopia con 93 giorni in media (+6 gg), con punte di 109 gg al Centro e un minimo di 50 gg al Nord-Est; per la visita oculistica si attendono 87 giorni (+18 gg rispetto al 2014) con un minimo di 74 gg al Sud-isole e 104 gg al Nord-Est. Anche dall’ultimo monitoraggio del Ministero della salute (2014), Calabria, Campania, Lazio e Molise risultano inadempienti nell’indicatore relativo alle liste di attesa.

Il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva ha anche monitorato le strutture oncologiche italiane. Nel 42% delle strutture occorrono in media 15 giorni per l’inserimento di farmaci oncologici innovativi nel Prontuario Terapeutico Ospedaliero (PTO). Ci sono poi strutture sanitarie che impiegano dai 2 ai 3 mesi (7%) e fino a 120 giorni, cioè 4 mesi (9%), per inserire farmaci innovativi dopo l’approvazione nazionale. Inoltre, solamente il 52% delle strutture prevede procedure per il sostegno dei costi dei farmaci non passati dal SSN.
A livello territoriale, per l’inserimento dei farmaci oncologici nel Prontuario terapeutico ospedaliero  si va da un minimo di 1 giorno  ad un massimo di 90 giorni al Nord, da un minimo di 3 ad un massimo di 200 giorni  al Centro e da un minimo di 7 ad un massimo di 90 giorni al Sud e Isole .

 

Per quanto riguarda la gestione delle emergenze si considera valido un tempo di intervento di 18 minuti e anche in questo caso la situazione è molto disomogenea sul territorio nazionale. Ci sono regioni che hanno tempi di soccorso al di sotto di questo parametro come  Liguria (13 minuti), Lombardia (14 minuti), Lazio (15 minuti), Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte. Alcune regioni, invece, fanno registrare intervalli di attesa fuori dal range di normalità: è il caso in particolare della Sardegna (23 minuti), della Calabria e Molise (22 minuti) ma soprattutto della Basilicata (27 minuti).

Non sono confortanti i dati che riguardano due aspetti fondamentali della prevenzione: le vaccinazione e gli screening. Per quanto riguarda le vaccinazioni dell’infanzia la copertura raccomandata del 95% non è raggiunta in nessuna regione italiana, nemmeno sulle quattro obbligatorie da anni, cioè polio, difterite, tetano ed epatite B, dove comunque le differenze regionali sono notevoli: virtuose Abruzzo, Molise e Basilicata (copertura superiore al 97%), Calabria e Sardegna (copertura superiore al 95%), ai livelli inferiori il Friuli Venezia Giulia (89%) e la P.a. di Bolzano (85%).
Per quanto riguarda Morbillo-Parotite-Rosolia la copertura media si attesta all’87%, le Regioni con copertura più elevata sono Lombardia (>93%) e Piemonte (>91%); sono ad oltre il 90% Sardegna e Basilicata. I livelli più bassi si registrano nella Provincia Autonoma di Bolzano (>67%) e Molise (73,51%).
Sul vaccino antifluenzale per over 65, siamo fermi a poco più del 50% (rispetto al 75% raccomandato): la copertura vaccinale è maggiore in Umbria con il 63,1%; seguono Calabria e Puglia, al di sopra del 57%. Il dato più basso si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano 37,3%.

Per lo screening mammografico, l’invito raggiunge quasi tutte le donne delle regioni del Nord, oltre 9 su 10; al Centro poco meno di 9 su 10 ricevono l’invito; al sud solo 6 donne su 10. Il maggior numero di donne che ha eseguito la mammografia nel periodo 2013 – 2015, all’interno dei programmi di screening, si registra in Emilia Romagna (78%), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (77%).  A distanza di 10 punti percentuali (tra il 69% e il 67%) si collocano: Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Umbria, Toscana, Valle d’Aosta, Basilicata. Il numero assoluto più basso di donne che ha eseguito una mammografia (sia all’interno sia all’esterno dei programmi di screening) si registra in Campania (50%), Calabria (51%), Sicilia (51%). La percentuale più alta di donne che ha eseguito mammografie al di fuori dai programmi di screening, tra 27% e 29%, si registra in: Lazio e Puglia (29% entrambe); a seguire Marche (28%) e infine, con il 27%, Liguria e Campania. Il numero assoluto più basso di donne che ha eseguito una mammografia si registra in Campania, Calabria e Sicilia. Per quanto riguarda gli screening colorettali. Nonostante nel 2015 siano stati inviati mezzo milione in più di inviti, rispetto al 2014, per un totale di circa 5 milioni e trecentocinquantamila persone invitate, l’adesione è diminuita al 43%: in alcune Regioni non solo il livello di adesione agli screening è molto basso, ma addirittura gli esami eseguiti al di fuori dei programmi è superiore rispetto agli screening stessi: è il caso di Calabria (5% screening/6% fuori screening), Puglia (6% screening/7% fuori screening), Abruzzo (14 screening/16 fuori screening). Anche in questo caso, le percentuali più alte di esecuzione del test nei programmi di screening si registra in P.A. Trento (67%), Valle d’Aosta (66%), Emilia Romagna e Lombardia (65%).