Biosimilari, per la SIR è stata riconosciuta la libertà prescrittiva

Sinigaglia

“Il TAR ha riconosciuto la libertà prescrittiva. È stato respinto il tentativo di monopolio a danno dei pazienti”. Questo è il commento a caldo della Società Italiana di Reumatologia sul pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte a seguito del ricorso presentato dai reumatologi per la decisione di 5 Regioni  (Valle d’Aosta, Piemonte, Lazio, Sardegna, Veneto) di unirsi per acquistare un unico farmaco biosimilare,  da utilizzare in sostituzione dell’originator (adalimumab) nella terapia di artrite reumatoide e psoriasica.

Il Tribunale Amministrativo ha respinto l’istanza degli specialisti perché il giorno prima della decisione le Regioni hanno stanziato fondi anche per l’acquisto del farmaco originator, e quindi “non si può ritenere lesa la libertà prescrittiva del medico”. In sostanza, la sentenza ribadisce che non è possibile obbligare il medico a utilizzare una sola opzione terapeutica.

Nella conferenza stampa tenuta nel corso del 55° Congresso Nazionale SIR a Rimini, gli esponenti della SIR hanno spiegato: “Ribadiamo che siamo favorevoli all’uso dei biosimilari, farmaci sicuri ed efficaci, ma non possiamo abdicare al principio della libertà e adeguatezza prescrittiva, che sarebbero venute meno in caso di un unico farmaco disponibile.”

“Abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa solo per tutelare le condizioni di salute dei pazienti – hanno spiegato Luigi Sinigaglia, presidente eletto SIR e Mauro Galeazzi, presidente  SIR – Vogliamo cercare un confronto con le Istituzioni locali per spiegare le nostre ragioni. Nelle prossime settimane come Sir partiremo con un tour nelle principali regioni italiane con una serie di incontri pubblici aperti a medici, clinici, rappresentanti delle autorità sanitarie e dei pazienti”.

Galeazzi“L’obiettivo sarà anche spiegare come i progressi terapeutici degli ultimissimi anni abbiano permesso una svolta radicale nella lotta alle malattie reumatologiche, grazie alla medicina di precisione – aggiunge Galeazzi -. Come nel caso dell’artrite reumatoide, una patologia grave ed invalidante che colpisce oltre 350mila italiani. Grazie alla messa a punto di nuovi biomarcatori possiamo conseguire una valutazione più precisa delle indicazioni e delle risposte terapeutiche. Gli specialisti quindi devono tenere conto non solo della tipologia del disturbo ma anche di altri aspetti”.

“L’artrite reumatoide, così come altre patologie, presenta diverse sfaccettature e i pazienti colpiti non possono essere considerati tutti uguali – precisa Sinigaglia -. Se non viene trattata precocemente determina danni irreversibili alle articolazioni. La diagnosi tempestiva è uno degli elementi cruciali per rallentare il decorso della malattia. La medicina di precisione favorisce una rapida identificazione ma anche un trattamento più tempestivo e appropriato. Questo può avvenire grazie anche all’utilizzo di alcuni biomarker, come gli Acpa, che hanno un valore prognostico e di altri indicatori di potenziale risposta alla terapia”.

“Di fronte ad un’ampia varietà di casi da affrontare non può essere sufficiente una sola tipologia di farmaco – aggiunge Galeazzi -. I disturbi reumatologici presentano costi sociali rilevanti e ogni anno in Italia oltre 165mila assegni di invalidità sono elargiti per sostenere persone, d’ogni fascia d’età, colpite da malattie reumatologiche. Con la medicina di precisione si possono contrastare le disabilità e portare così vantaggi indiscutibili sia per il singolo paziente che per l’intera collettività. Infine, possiamo ottenere risparmi per il sistema sanitario nazionale grazie ad un uso più corretto delle terapie. Investire ed incentivare questo approccio è fondamentale se vogliamo riuscire a ottimizzare le risorse a nostra disposizione”.

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