Crescono in Europa le infezioni resistenti agli antibiotici

Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2015, in Europa si sono verificate 671.689 infezioni con batteri resistenti agli antibiotici,  il 63,5% delle quali è collegata con l’assistenza sanitaria (soprattutto infezioni ospedaliere), le conseguenze sono state 33.110 decessi e 874.541 anni di vita in salute persi (Disability Adjusted Life Years DALY). Si tratta di dati in costante crescita dal 2007, quando i casi stimati di infezioni resistenti agli antibiotici erano circa 240mila, con poco più di 11mila decessi collegati.

Sono i risultati di un importante studio curato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e pubblicato su Lancet Infectious Diseases.

La ricerca si è posta l’obiettivo di stimare l’incidenza di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici nell’area UE e in quella più allargata dello Spazio economico europeo (SEE), che comprende anche Islanda e Norvegia.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno stimato l’incidenza di 16 combinazioni di batteri resistenti all’antibiotico, sulla base dei dati del 2015 dell’European Antimicrobial Resistance Surveillance Netwoork (EARS-net). Inoltre l’analisi statistica ha considerato i dati delle infezioni ospedaliere rilevate dall’Ecdc e ha sviluppato modelli di esito della malattia per cinque tipi di infezione sulla base di revisioni sistematiche della letteratura. Sono state prese in considerazione infezioni che riguardano vie respiratorie, apparato circolatorio, ferite chirurgiche, apparato urinario e altre.

Le fasce di età più colpite sono quelle dei neonati (età <1 anno) e degli anziani (>65 anni). I paesi con la maggiore incidenza di infezioni da ceppi antibiotico-resistenti sono Italia e Grecia.

Infezioni da batteri resistenti all’antibiotico in Europa

Attesa di vita corretta per disabilità/Disability-adjusted life year (DALY) per 100.000 abitanti

Fonte: The Lancet Infectious Diseases, 2018, modificata

Nel commento gli autori evidenziano i dati più significativi che emergono da questa ricerca.

Innanzitutto le infezioni con batteri resistenti agli antibiotici in Europa sono un problema sanitario paragonabile a quello di altre malattie infettive (hiv, tubercolosi e altro) e sono in continuo aumento dal 2007.

Le strategie per prevenire e controllare i batteri resistenti agli antibiotici, secondo gli autori, richiedono un coordinamento a livello europeo e a livello globale. Anche se la ricerca mostra che il ruolo dei diversi ceppi batterici varia notevolmente da un paese all’altro, sottolineando così la necessità di strategie di prevenzione e controllo modellate sulle esigenze di ciascun paese.

Lo studio, concludono gli autori, dimostra che la maggior parte del carico di infezioni con batteri resistenti agli antibiotici è associato all’assistenza sanitaria, sottolineando così la necessità di affrontare con urgenza la resistenza antimicrobica come problema di sicurezza del paziente e la necessità di opzioni terapeutiche alternative per i pazienti con tali infezioni che presentano comorbilità o sono altrimenti vulnerabili, per esempio a causa di deficit del sistema immunitario o dell’età.

 

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