ESC 2018, nuove linee guida per la gravidanza delle donne cardiopatiche

Non prolungare la gestazione oltre le 40 settimane, valutare con attenzione il rischio pre-gravidanza ed effettuare un consulto con un team di specialisti per le donne a rischio moderato o alto di complicanze.

Sono alcune delle raccomandazioni contenute nelle linee guida 2018 dell’European Society of Cardiology (ESC) per la gestione delle malattie cardiovascolari durante la gravidanza, presentate al congresso ESC 2018 di Monaco di Baviera.

“Oltre le 40 settimane, la gravidanza non ha alcun beneficio aggiuntivo per il bambino e può anche avere effetti negativi”, ha affermato Jolien Roos-Hesselink, dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Bassi), co-presidente della Task Force che ha elaborato le linee guida. “La gravidanza è un periodo rischioso per le donne con malattie cardiache perché sottopone il cuore a uno stress supplementare, quindi è consigliabile indurre il parto o praticare un taglio cesareo a 40 settimane”.

La maggior parte delle donne con malattie cardiache ha una gravidanza sana. Tuttavia, rispetto alle donne in buona salute, quelle con malattie cardiache hanno un rischio 100 volte maggiore di morte o insufficienza cardiaca e un rischio più elevato di complicanze ostetriche, tra cui parto prematuro, pre-eclampsia e sanguinamento post-partum.

All’ESC 2018 di Monaco sono stati presentati anche i dati del ROPAC, un registro internazionale che segue donne in gravidanza con malattie ischemiche o cardiopatie congenite, inaugurato nel 2007.

In questo studio prospettico sono state arruolate 5.739 donne incinte con cardiopatie da 138 centri in 53 paesi, con un’età media di 29,5 anni. Il 57% di queste donne ha una malformazione congenita operata in giovane età, altre diagnosi sono cardiopatia valvolare (29%), cardiomiopatia (8%), malattia dell’aorta (4%), malattia ischemica (2%), ipertensione arteriosa polmonare (1%).

Roos-Hesselink fa notare che: “la percentuale di donne considerate ad alto rischio dall’OMS che hanno affrontato una gravidanza è salita dall’1% del 2007 al 10% del 2018. Questo dato suggerisce che molte più donne ad alto rischio cardiaco scelgono la gravidanza, rispetto al passato. La cause sono nei miglioramenti della chirurgia cardiaca, che permettono a più donne con cardiopatie congenite di raggiungere l’età riproduttiva e probabilmente anche nel fatto che i medici sono più selettivi nello sconsigliare la gravidanza”.

A distanza di dieci anni in questa popolazione si sono verificati meno dell’1% di decessi durante la gravidanza o nel post-partum, con un tasso simile di decessi per il feto o il neonato. Il più alto tasso di decessi (9%) riguarda le donne con ipertesione arteriosa polmonare.

Nelle nuove linee guida la gravidanza non è raccomandata in pazienti con determinati tipi di malattie cardiache, come l’ipertensione arteriosa polmonare, una grave dilatazione dell’aorta gravemente dilatata o una severa riduzione della capacità di pompa del cuore.

Nel registro ROPAC si nota anche una curva discendente dei decessi negli ultimi anni che, secondo Roos-Hesselink, potrebbe essere l’effetto dell’applicazione delle linee guida pubblicate dall’ESC per la prima volta nel 2011 e aggiornate quest’anno.

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