Gotta, i geni contano più delle abitudini alimentari

La condizione di iperuricemia che causa la gotta dovrebbe essere in gran parte dovuta alla predisposizione genetica e ha poco a che fare con l’alimentazione. Questa è la conclusione a cui sono giunti gli autori di uno studio da poco pubblicato su British Medical Journal.

Utilizzando un database proveniente dagli Stati Uniti i ricercatori delle università di Otago e Auckland (Nuova Zelanda) hanno incluso nello studio 16.760 pazienti (8.414 uomini e 8.346 donne) con più di 18 anni, senza malattie renali o gotta, che non assumevano farmaci diuretici.

Le informazioni disponibili su tutti i soggetti erano i livelli di acido urico nel sangue e la dieta normalmente seguita, oltre a informazioni su potenziali fattori di confondimento (sesso, età, indice di massa corporea, apporto calorico giornaliero medio, anni di istruzione, livelli di esercizio fisico, stato di fumatore e menopausa). Inoltre erano disponibili informazioni sul profilo genetico dei partecipanti.

L’analisi ha valutato i livelli medi di acido urico del sangue e le variazioni di questi livelli.

Sette alimenti sono risultati associati a livelli aumentati di uricemia (birra, liquore, vino, patate, pollame, bevande analcoliche e carni di manzo, maiale o agnello), mentre otto cibi sono associati a livelli ridotti di acido urico (uova, arachidi, cereali integrali, latte scremato, formaggio, pane nero, margarina e frutta, esclusi gli agrumi).

Tre schemi di dieta salutare erano inversamente proporzionali ai livelli di uricemia e un quarto schema dietetico era associato positivamente a livelli elevati di acido urico, ma ciascuno spiegava solo ≤0,3% delle variazioni dell’uricemia. Caratteristiche genetiche comuni, invece, sono state riscontrate nel 23,9% delle variazioni dell’uricemia.

Gli autori di questo studio concludono che: “Nella popolazione generale a confronto con la predisposzione genetica la dieta determina solo in piccola parte le variazioni dell’uricemia.”

Questi risultati, quindi, sfaterebbero la diffusa convinzione che la gotta sia il risultato di eccessi alimentari o squilibri nella dieta.

Va ricordato però che si tratta di uno studio su una popolazione sana, che non mette in discussione i benefici di un’alimentazione sana su chi soffre di gotta o ha una predisposizione alla malattia.

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