Infertilità, individuata la roadmap epigenetica dello sperma

Arriva dai laboratori dell’Università del Texas a San Antonio (UTSA) una ricerca che potrebbe aprire nuove strade per la cura dell’infertilità maschile. I nuovi studi offrono informazioni dettagliate su quali geni vengono attivati o disattivati nelle cellule staminali che si trasformano in cellule spermatiche.

“Abbiamo adottato un approccio innovativo fino al livello delle singole cellule per comprendere tutti i cambiamenti in cui i geni vengono usati per produrre spermatozoi nei testicoli – spiega Brain Hermann, professore di biologia e direttore dell’UTSA Genomics Core – questi dati finora non erano disponibili e questo ostacolava il progresso verso una cura per l’infertilità maschile.”

La ricerca è iniziata nel 2014 e ha esaminato più di 62.000 cellule,  identificando 11 diversi profili di espressione genica. Utilizzando supporti tecnologici all’avanguardia i ricercatori hanno costruito una vera e propria roadmap digitale, sulla base del sequenziamento di geni espressi in cellule staminali. La novità sostanziale della ricerca sta nell’isolamento delle singole cellule per capire con più precisione i meccanismi genetici implicati nella formazione dello sperma e che cosa non funziona negli uomini con infertilità.

Va ricordato che gli studi epidemiologici segnalano da tempo un forte calo della fertilità maschile nei paesi occidentali.

Una meta-analisi apparsa su Human Reproduction Update segnala un dimezzamento degli spermatozoi presenti nello sperma dei maschi di Nord Europa, Europa, Australia e Nuova Zelanda. Si è passati da 99 milioni per millilitro nel 1973 a 47 milioni nel 2011. Per quanto riguarda l’Italia, secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati, la percentuale di uomini infertili è del 29,3%.

Tra le cause all’origine del fenomeno sono indicate le malattie andrologiche (come varicocele, fimosi e altre) spesso trascurate, ma anche fattori ormonali e ambientali, come fumo, consumo di alcol e droghe o inquinamento.

 

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