La pasta può far parte di una dieta a basso indice glicemico

Mangiare pasta, nel contesto di una dieta sana a basso indice glicemico, non è causa di sovrappeso e anzi può contribuire a ridurre peso corporeo e l’indice di massa corporea. Sono queste le conclusioni di un nuovo studio pubblicato su British Medical Journal Open.

Non si tratta di una scoperta rivoluzionaria, ma comunque di una messa a punto importante su un tema che al centro dell’attenzione, ossia il ruolo dei carboidrati nella dieta dei paesi sviluppati che sono alle prese con un’epidemia di obesità. Come spiegano gli autori dello studio nella premessa del loro lavoro: “Non è chiaro se la pasta contribuisca ad aumentare di peso o come altri alimenti a basso indice glicemico (GI) contribuisca alla perdita di peso.”

Per saperne di più i ricercatori del Dipartimento di Scienze Nutrizionali dell’Università di Toronto (Canada) e del St. Michael’s Hospital hanno eseguito una meta analisi di trials randomizzati e controllati della durata di almeno tre mesi.

In totale sono stati analizzati i dati di 30 studi che hanno coinvolto quasi 2.500 persone a cui è stato consigliato di mangiare pasta invece di altri carboidrati come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. I soggetti coinvolti hanno mangiato in media 3,3 porzioni di pasta alla settimana, di circa 80 g, invece di altri carboidrati.

Nel follow up medio di 12 settimane i soggetti hanno perso circa mezzo chilo (MD = -0,63 kg, IC 95% -0,84 -0,42 kg) e hanno ridotto anche il BMI (MD = -0,26 kg /m2; IC 95% -0,36 -0,16 kg/m2) rispetto ai modelli alimentari a più alto indice glicemico.

Gli autori dello studio hanno sottolineato che questi risultati sono validi per la pasta consumata insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico come parte di una dieta sana. Mentre andranno fatte ulteriori verifiche per capire se la pasta può avere lo stesso ruolo in altri tipi di diete.

“Ora possiamo dire con una certa sicurezza che la pasta non ha un effetto negativo sugli esiti del peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”, ha affermato il dottor Sievenpiper, uno degli autori dello studio.