Medicina di genere, una nuova prospettiva per la medicina e il sistema sanitario

medicina di genere

La medicina di genere non è una nuova branca della medicina e neanche la medicina delle donne ma un modo innovativo di leggere tutta la medicina, verso quella dimensione della appropriatezza e precisione che costituisce il traguardo di un futuro ormai prossimo. Questo il quadro generale emerso dal Seminario “Nuove prospettive nella salute: la medicina di genere”, proposto dal coordinamento donne della Cisl Lombardia USR, Fnp e CislMedici, che si è svolto a Milano il 21 marzo.

Per l’Istat le donne rappresentano il 58% popolazione di ultra 65 enni e il 70% degli ultrà 85 enni, con una speranza di vita di quasi 5 anni maggiore per le donne, che si manterrà tale per i prossimi anni, ma con maggiore incidenza di disabilità oltre che di divario economico. Sono prevalentemente le donne a gestire i problemi di salute in famiglia, a fare da caregiver. Accedono più degli uomini alle strutture del SSN, assumono più farmaci e hanno, in misura maggiore, effetti avversi (50% in più degli uomini). Va ricordato che le malattie cardiovascolari nelle donne superano i tumori come causa di morte.

E spesso il sesso e il genere, come determinanti di salute, sono oggetto di una paradossale negligenza e causa di discriminazione nella diagnosi, nella terapia e nella prevenzione, come anche nell’accesso alle cure.

Il breve excursus storico illustrato da Antonia Carlino, ginecologa e coordinatrice Donne CislMedici Lombardia, dalla medicina androcentrica alla medicina ginecologico-riproduttiva, ha sottolineato come, date le evidenze scientifiche, è ormai tempo di passare in medicina a un nuovo paradigma che tenga nel dovuto conto le differenze biologiche, sessuali, epidemiologiche e di genere, fino a poco tempo pressoché ignorate in quasi tutte le malattie, nella loro insorgenza, evoluzione  sintomatologia, prognosi e terapia.La marcia della pari opportunità passa anche attraverso una proposta culturale di equità delle cure, proposta che va inoltrata a quanti fanno medicina e a quanti ne usufruiscono.

Approfondendo gli aspetti di genetica ed epigenetica delle malattie a più alta incidenza femminile, Paola Matarrese, ricercatrice presso il Dipartimento Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, ha portato le ultime novità in tema di etiopatogenesi delle malattie autoimmuni così frequenti fra le donne.

Mentre Fulvia Signani, sociologa e psicologa della salute presso l’università di Ferrara ha focalizzato la sua attenzione sui fattori psicosociali che incidono sulla salute, a cominciare dalla relazione medico-paziente, con i diversi aspetti della comunicazione verbale e non verbale tra medico e donna, fino ai pregiudizi e stereotipi che si trovano anche nelle impostazioni metodologiche delle ricerche, per esempio sul dolore e la sua percezione, così diversa tra maschi e femmine.

Filippo Cristoferi, ricercatore di economia sanitaria presso l’Università Cattolica di Milano, ha esaminato le implicazioni economiche che hanno le politiche sanitarie inclusive del genere, come determinante di salute e come governo di sistema, nel riconoscimento delle differenze, nelle prescrizioni terapeutiche appropriate e nell’organizzare offerte di servizi sostenibili.

“Pari opportunità e politiche territoriali della salute” è stato l’argomento di una Tavola rotonda, moderata dalla coordinatrice Donne USR Angela Alberti, con il contributo di esperti quali  la consigliera di parità della Regione Lombardia Carolina Pellegrini, Cinzia Frascheri, responsabile Dipartimento nazionale salute e sicurezza Cisl confederale, Barbara Garavaglia, direttore UO di neurogenetica molecolare, oltre che presidente  del CUG dell’Istituto Neurologico Besta di Milano e Danilo Mazzacane segretario generale CislMedici Lombardia.

Ha brillantemente concluso i lavori  la sintesi di PierLuigi Rancati della segreteria Regionale Cisl Lombardia USR Cisl, da sempre laboratorio di riconoscimento delle differenze, auspicando che i decisori di salute possano considerare il contributo reale della medicina di genere alla salvaguardia intelligente del SSN, minacciato , a quaranta anni dalla sua istituzione, nel suo universalismo da una lettura solo economicistica quanto mai grossolana, che penalizza i bisogni di salute di entrambi i generi.

a cura di

Antonia Carlino
Coordinatrice donne Cisl Medici Lombardia