Oncologia, le nuove strategie di contrasto al melanoma

Le diagnosi di melanoma in Italia nell’ultimo decennio sono raddoppiate, passando da 7mila a 14mila. Questa neoplasia è diventata la seconda più frequente negli uomini sotto i cinquant’anni e la terza nelle donne della stessa fascia d’età.

“Un incremento riconducibile – spiega Giovanni Pellacani, Direttore della Clinica Dermatologica, e Preside della Facoltà di Medicina, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – a una serie di cause, tra cui, prima fra tutte, un’aumentata e scorretta esposizione al sole da parte di soggetti con maggiore suscettibilità alle scottature, con pelle chiara. Soprattutto l’esposizione solare e l’utilizzo eccessivo di abbronzature artificiali nell’età dello sviluppo risulta responsabile dell’aumentato rischio di sviluppare un melanoma nel corso della vita. Anche la diagnosi precoce e una maggiore attenzione della popolazione al problema melanoma hanno sicuramente contribuito ad aumentare l’incidenza, tuttavia la diagnosi precoce rimane tuttora la migliore e più efficace strategia terapeutica, eliminando la patologia in una fase in cui non ha ancora prodotto metastasi. Permane quindi la necessità di potenziare il flusso informativo, proprio per promuovere comportamenti positivi, come l’attenzione all’esposizione solare e al controllo dei nei”.

L’importanza della diagnosi precoce è rafforzata dal dato sulla sopravvivenza a 5 anni che attualmente è pari all’87%, un dato sicuramente positivo,  in crescita rispetto agli anni precedenti, che testimonia delle alte possibilità di guarigione se la malattia viene diagnosticata in tempo.

In occasione della Giornata Mondiale per la lotta al Cancro (Word Cancer Day) un documento stilato da un panel di esperti di alcuni dei centri oncologici d’eccellenza in Italia, realizzato grazie al contributo incondizionato di Novartis nell’ambito del  progetto Next 10, delinea le linee strategiche per un più efficace contrasto a questa malattia.

“Siamo oggi di fronte ad una vera e propria rivoluzione legata alla scoperta di diversi tipi di melanoma: non è più appropriato parlare di un’unica patologia, ma di un insieme di malattie, che possono differenziarsi per le caratteristiche biologiche e cliniche delle lesioni nonché per la risposta alle terapie – commenta Giuseppe Palmieri, Presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) – Il melanoma è un nemico insidioso, dalle molte facce, di molte delle quali, negli ultimi anni, si è riusciti a tracciare un identikit, caratterizzandole a livello molecolare, ovvero identificando le mutazioni genetiche che, all’interno della cellula tumorale, ne regolano la crescita come ad esempio la mutazione a carico del gene BRAF che è presente nel 50% circa dei melanomi cutanei. Considerando che esiste anche un microambiente tessutale con cui interagisce continuamente la cellula tumorale di melanoma, diventa chiaro che c’è ancora molta strada da fare verso una più accurata e completa classificazione molecolare dei diversi sottogruppi di pazienti con melanoma”.

Il documento di Next 10 – Progetto melanoma indica tre priorità: la multidisciplinarietà, terapie personalizzate e un maggior coinvolgimento del paziente nelle scelte terapeutiche. La multidisciplinarietà è richiesta dagli stessi avanzamenti nelle tecniche diagnostiche e terapeutiche in cui entrano in gioco figure diverse come il chirurgo, il dermatologo, l’oncologo, l’anatomopatologo, il radioterapista, il radiologo, il biologo molecolare.

“Un tempo il paziente passava in carico da uno specialista all’altro, in una sorta di staffetta per arrivare alla meta. – spiega Mario Santinami, Direttore Struttura Complessa Chirurgia Melanomi e Sarcomi, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – La sfida oggi è quella di lasciarsi alle spalle questo approccio anacronistico, a favore di una presa in carico multidisciplinare.”

Oltre alla chemioterapia oggi sono disponibili anche farmaci target, in grado di legarsi specificamente ai bersagli molecolari identificati nelle cellule tumorali, e agenti immunoterapici, che potenziano l’azione del sistema immunitario contro la malattia. “Ma per usare al meglio queste nuove armi a disposizione, il team multidisciplinare deve entrare in gioco fin dal primo step, per effettuare la valutazione dello status mutazionale, come quella a carico del gene BRAF –  spiega Paola Queirolo, direttore UO melanoma e tumori cutanei, Policlinico San Martino, Genova. – L’individuazione della mutazione guida poi il team di specialisti nella scelta della terapia capace di agire in modo mirato su quel particolare paziente e quel melanoma, in combinazione con l’appropriata strategia chirurgica e radioterapica”.

In questo percorso sempre più complesso aumenta anche la necessità di una corretta informazione del paziente che deve essere accompagnato nella scelta consapevole delle opzioni terapeutiche migliori per la sua specifica condizione. Per questo tra le priorità indicate dagli specialisti c’è il patient empowerment, ossia il coinvolgimento attivo del paziente nel processo di diagnosi e cura.