Sanità, la speranza di vita in buona salute degli italiani è inferiore alla media europea

Gli italiani hanno un’aspettativa di vita alla nascita che è tra le maggiori al mondo, 85 anni per le donne e 80,6 per gli uomini, ma la speranza di vita in buona salute è inferiore alla media europea. Il dato è riportato nel 13° Rapporto Sanità del CREA-Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Nel Rapporto si legge che la speranza di vita in buona salute alla nascita in Italia si attesta a 58,2 anni, e quella a 65 anni è pari a 13,7 anni per gli uomini e 14,1 per le donne, contro una media EU maggiore, e pari rispettivamente a 14,4 e 15,8 anni. Rispetto alla media EU, segnala il Rapporto, è decisamente peggiore anche la condizione degli over 75 con patologie di lunga durata o problemi di salute: in Italia un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multi-cronico, con quote tra gli ultra ottantenni rispettivamente di 59% e 64%.

Aspettativa a 65 anni di vita residua in buona salute

Nella sua introduzione al Rapporto Federico Spandonaro, presidente del CREA, sottolinea che il peggioramento del dato rispetto alla media europea si è concretizzato nell’ultimo decennio e fa notare che: “il combinato disposto della quantità e qualità di vita prodotta è, certamente, altissimo rispetto alla spesa sostenuta; dimostrando così un’ottima “efficienza tecnica” del nostro sistema. D’altro canto, dobbiamo ammettere che rispetto all’esito in termini di qualità di vita potenzialmente realizzabile (come desumibile dal confronto con gli altri Paesi) si sta evidenziando un gap non irrilevante e, oltre tutto, crescente”.

“Osservando il maggior investimento sulla Sanità operato negli altri Paesi – continua Spandonaro – diviene almeno legittimo interrogarsi sulla efficienza della scelta allocativa nazionale, ovvero sulla adeguatezza dell’investimento attuale rispetto alle opportunità di produrre Salute o, almeno, minimizzare le perdite di qualità di vita per i pazienti e per i loro caregiver.”

La conclusione è che “la capacità attuale del sistema di produrre Salute non sembra più ottimale, e questa presa d’atto dovrebbe essere la base per la definizione delle politiche sanitarie per il futuro”.

Il Rapporto del CREA mostra come la spesa sanitaria in Italia si stia allontanando da quella dei Paesi dell’Europa Occidentale per avvicinarsi a quella dei Paesi dell’Europa Orientale.

Finanziamento pubblico della spesa sanitaria corrente

La spesa sanitaria italiana è, a seconda del dato utilizzato (a parità di potere di acquisto o meno), fra il 25,3% e il 31,2% inferiore a quello medio degli altri Paesi dell’Europa occidentale.

“In altri termini  – si legge nel Rapporto – per la Sanità in Italia si spende pochissimo rispetto ai Paesi EU-OCC, e relativamente meno nel pubblico che nel privato (nel primo caso il gap è quasi il doppio), con il risultato di un arretramento (sempre rispetto agli altri Paesi) della quota di servizi economicamente intermediata dal SSN. In definitiva, i numeri dicono che la spesa pubblica italiana è bassa sia in quota che anche in livello: i due fattori, messi insieme, lasciano presagire che se lo scopo era quello di mantenere lo status quo, inteso come universalismo di accesso, non è detto che l’evoluzione in corso sia quella desiderabile.”