Allergie alimentari, attenzione ai test senza fondamento scientifico

La diagnosi di allergie alimentari sempre più spesso è fatta senza consultare lo specialista, in molti casi utilizzando test non validati scientificamente. Con effetti negativi non trascurabili. Una diagnosi errata, infatti, ritarda l’intervento medico con conseguente negative per la cura del paziente e un falso positivo può creare disagi psicologici e limitazioni alla vita sociale.

Lo ricorda il documento del ministero della Salute su “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore”. (consultabile qui)

Il documento, che aggiorna le linee guida fornite quattro anni fa, oltre a fornire un inquadramento clinico ed epidemiologico delle allergie alimentari affronta il tema della diagnostica e divide i test in tre gruppi.

I test convenzionali. Skin Prick Test (Spt), Prick by Prick, Atopy patch test (Apt) e il test di provocazione orale con alimento (Tpo), che rappresenta oggi, secondo la letteratura scientifica, il “gold standard” per la diagnosi di allergie alimentari

I test non convenzionali, che non vengono abitualmente e tradizionalmente eseguiti per la diagnosi. come quello di attivazione dei basofili (BAT) e l’atopy patch test (citato anche nella categoria precedente ma ancora in fase di ricerca. “Al gruppo di test non convenzionali possono anche essere ascritti i dosaggi delle IgG specifiche, del PAF e del BAFF, sicuramente validati dal punto di vista metodologico ma di non comprovato valore diagnostico”.

I test diagnostici privi di fondamento scientifico ossia “i test  per i quali non è sufficientemente dimostrata l’efficacia o, peggio, è stata già dimostrata l’inefficacia diagnostica”.

Elenco dei test non convenzionali utilizzati per la diagnosi di allergia privi di validazione scientifica

  • Il test citotossico di Bryant
  • Il test di provocazione e neutralizzazione sublinguale e intradermico
  • La kinesiologia applicata
  • Il test del riflesso cardio-auricolare
  • Il Pulse test
  • Il test elettrotermico o elettroagopuntura secondo Voll
  • Il Vega test
  • Il Sarmtest
  • Il Biostrenght test e varianti
  • La biorisonanza
  • L’analisi del capello (Hair analysis)

Fonte: Ministero della Salute, 2018

Il documento precisa che: “Talvolta si assiste anche ad autodiagnosi di Allegia Alimentare (AA) da parte dei genitori sui propri figli e dati americani indicano che fino al 30% dei bambini mostrano segni che i loro genitori interpretano come reazioni avverse agli alimenti. Questo porta spesso ad intraprendere diete di eliminazione anche senza consultare un Pediatra. D’altra parte l’offerta di diagnostica allergologica sul territorio italiano, per quanto vasta, è piuttosto disomogenea per metodiche e standardizzazionee, soprattutto non è in grado di fronteggiare una domanda di valutazione così imponente. Il test da carico con alimento, unico vero presidio per la diagnosi definitiva di AA è tuttora condotto solo in un ristretto numero di strutture pediatriche sia per carenza di personale, sia per mancanza di esperienza nella procedura sia per i costi e il “time consuming” che determina.”

“Le diagnosi erronee di AA – prosegue il documento del Ministero – portano, a cascata, una serie di problemi accessori che è compito del Pediatra evitare nel modo più assoluto. Infatti sovrastimare l’AA è pericoloso, soprattutto per il bambino. Ecco nell’elenco sottostante, le conseguenze di una sovrastima dell’AA:

  • Diete di eliminazioni in bambini che non sono allergici
  • Diete inadeguate dal punto di vista nutrizionale
  • Diete con costo elevato per le famiglie
  • Ansia e iperprotezione della famigliache determina stress nel bambino
  • Alterazione delle dinamiche relazionali familiari
  • Isolamento sociale della famiglia
  • Disappunto per la mancata efficacia della dieta
  • Angoscia e frustrazione in caso di reazione
  • Scarsa compliance e conseguente ritardata guarigione

Il crescente ricorso a questi strumenti viene attribuito oltre che alle pressioni commerciali anche alla scarsa capacità del medico di dissuadere da comportamenti erronei.

“Il problema della comunicazione – si legge nel documento del Ministero – non investe solo la terminologia ma anche e soprattutto le strategie utilizzate per ottenere il risultato voluto di aderenza alle indicazioni suggerite. La comunicazione dovrebbe essere modulata anche in base alle condizioni socio-economiche cui è rivolta anche se un’informazione semplice, chiara e obiettiva è trasversalmente quella raccomandata”.

Il ministero indica anche i messaggi fondamentali sui test non validati scientificamente che dovrebbero arrivare ai genitori da parte del medico:

  • Nessun lavoro della letteratura internazionale ne conferma l’utilizzo
  • Non sono contemplati nel rimborso degli esami da parte del SSN e, pertanto, sono inutilmente molto costosi
  • I conseguenti ritardi di una corretta diagnosi determinano effetti sfavorevoli sul bambino e sulla famiglia
  • Avete mai visto uscire un bambino da questi ambulatori alternativi che non avesse alcuna allergia?

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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