Dieta vegetariana, protegge il cuore ma potrebbe aumentare il rischio di ictus

, Prevenzione, per le donne è più difficile smettere di fumare

, Prevenzione, per le donne è più difficile smettere di fumareUno studio su un’ampia popolazione inglese, appena pubblicato dal British Medical Journal, mostra una minore incidenza di ischemia cardiaca in chi non mangia carne, tuttavia tra i vegetariani si nota un’incidenza leggermente più alta di ictus, in particolare di ictus emorragico. Un risultato inaspettato che non ha riscontro in studi precedenti.

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti dallo studio EPIC-Oxford, che valuta con questionari le abitudini alimentari di una coorte nel Regno Unito, reclutata in tutto il paese tra il 1993 e il 2001, con una grande percentuale vegetariani. Lo studio ha verificato se una dieta con o senza carne avesse un collegamento con l’incidenza di cardiopatia ischemica e ictus.

Sono state arruolate 48.188 persone senza storia pregressa di cardiopatia ischemica, ictus o angina e sono stati classificati in tre gruppi: mangiatori di carne (che consumano carne, pesce, latticini o uova; n = 24.428), mangiatori di pesce, ma non di carne (n = 7.506) e vegetariani, compresi i vegani (n = 16.254). I questionari sulla dieta sono stati raccolti alla partenza dello studio e nel 2010.

In oltre 18,1 anni di follow-up si sono verificati più di 2.820 casi di cardiopatia ischemica e 1.072 casi di ictus in totale (519 casi di ictus ischemico e 300 di ictus emorragico).

L’analisi dei dati, dopo adattamento per fattori confondenti sociodemografici e di stile di vita, ha rivelato che i mangiatori di pesce avevano un tasso di malattie cardiache ischemiche inferiore del 13% (HR 0,87, IC 95% 0,77-0,99) rispetto ai mangiatori di carne e i vegetariani del 22% (0,70 -0,87).

In pratica, nell’arco di dieci anni, nei vegetariani a confronto con chi mangia carne si sono verificati 10 casi di cardiopatia ischemica in meno su 1.000 persone. Una differenza che in parte si è attenuata, considerando anche i dati su colesterolo, indice di peso corporeo, pressione sanguigna e diabete.
Al contrario, i vegetariani avevano tassi del 20% più alti di ictus (HR1,20, IC 95% 1,02- 1,40) rispetto ai mangiatori di carne, equivalenti a 3 casi in più di ictus per 1000 persone, in più di 10 anni. L’associazione con l’ictus non si è attenuata dopo un ulteriore aggiustamento statistico per i fattori di rischio di malattia.

I vantaggi di mangiare più verdure
non sono in discussione

In un editoriale di commento firmato da Mark A. Lawrence e Sarah A. McNaughton dell’Institute for Physical Activity and Nutrition, Deakin University, Geelong, (Australia) gli autori ricordano che numerose ricerche “hanno riportato associazioni per lo più protettive tra diete vegetariane e fattori di rischio per malattie croniche” e invitano a valutare con cautela l’aumento del rischio di ictus in chi non mangia carne, spiegando come le conclusioni siano “basate sui risultati di un solo studio e l’aumento del rischio di ictus è modesto”.

In sostanza i commentatori non pensano che i risultati di questo studio possano metter in discussione i vantaggi di un maggior consumo di frutta e verdura.

Nessuno studio precedente aveva rilevato un’associazione tra dieta vegetariana e aumento del rischio di stroke. Secondo i ricercatori questo potrebbe essere dovuto al fatto che in altri studi si rilevava la mortalità per stoke e non l’incidenza della malattia. Sulle motivazioni di una possibile associazione tra dieta vegetariana e maggior incidenza di ictus non c’è alcuna evidenza. Un’ipotesi, secondo gli autori di questo studio, potrebbero essere i bassi livelli, in alcuni regimi vegetariani, di alcuni elementi come la vitamina B12.

Un altro aspetto molto importante riguarda la popolazione presa in esame. Lo studio infatti è stato fatto su una popolazione inglese, che ha uno stile di vita e abitudini di vita molto differerenti da quelli di altre zone del mondo dove l’alimentazione è prevalentemente vegetariana.

“I partecipanti – scrivono gli autori dell’editoriale – provenivano tutti dal Regno Unito, dove i modelli alimentari e altri comportamenti legati allo stile di vita sono probabilmente diversi da quelli prevalenti nei paesi a basso e medio reddito, dove vive la maggior parte dei vegetariani del mondo”.

Rimane quindi intatto il valore delle raccomandazioni dietetiche che supportano le diete a base vegetale per la loro sostenibilità ambientale e per i benefici per la salute.

“Spostarsi verso schemi dietetici a base vegetale per motivi di salute personale o planetaria non significa necessariamente diventare vegetariani. – scrivono gli autori dell’editoriale – d’altro canto, le popolazioni di alcuni paesi a basso e medio reddito che consumano quantità molto basse di alimenti di origine animale possono trarre vantaggio dalla possibilità di mangiare un po ‘più di questi alimenti per ottenere ulteriori nutrienti necessari per combattere tutte le forme di malnutrizione”.

 

 

 

 

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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