Epatite C, gli antiretrovirali orali riducono il rischio di mortalità e cancro del fegato

Il trattamento dell’epatite C cronica (HCV) con antiretrovirali ad azione diretta è associato con una riduzione del rischio di mortalità e di cancro al fegato. Questo è il risultato di un’importante studio clinico pubblicato su Lancet, in cui i pazienti con HCV trattati con questi farmaci vengono, per la prima volta, confrontati con un gruppo di pazienti non trattati.

Per ragione etiche non è possibile fare uno studio che preveda un confrontro tra pazienti in terapia e pazienti HCV a cui non vengono somministrati i farmaci, la nuova ricerca ha quindi valutato un’ampia popolazione di  oltre 10mila pazienti, reclutati in 32 centri medici francesi, che al momento del follow -up comprendeva circa tre quarti di pazienti trattati con antiretrovirali ad azione diretta e un quarto di pazienti non trattati.

L’incidenza di morte e di carcinoma epatocellulare – la forma più comune di cancro al fegato – erano significativamente minori nei pazienti trattati. Il loro rischio di cirrosi scompensata non è stato tuttavia ridotto dal trattamento.

L’infezione cronica da HCV riguarda circa 71 milioni di persone nel mondo ed è all’origine di complicanze gravi come come cirrosi, malattie del fegato, carcinoma epatocellulare. Negli ultimi 15 anni l’incidenza di queste patologie è triplicata e si prevede un picco tra il 2030 e il 2035.

I trattamenti con interferone e antiretrovirali ad azione diretta avevano già dimostrato la capacità di ridurre mortalità e tumori, ma questo è il primo studio in cui c’è un confronto diretto tra pazienti trattati e non trattati.

Dopo i necessari aggiustamenti statistici, considerando fattori come età, sesso, indice di massa corporea, severità della malattia, i ricercatori hanno trovato che i pazienti trattati avevano il 52% in meno di probabilità di morire prematuramente rispetto alle persone che non erano state trattate e il 33% di probabilità in meno di sviluppare carcinoma epatocellulare .

Fabrice Carrat, dell’Università della Sorbona di Parigi ha dichiarato: “Valutare una popolazione di pazienti con epatite così ampia offre l’opportunità di registrare i risultati a lungo termine della terapia antivirale ad azione diretta. Abbiamo visto una riduzione del rischio di complicanze correlate alla malattia e alla mortalità, e ritengo che questo trattamento debba essere preso in considerazione per tutti i pazienti con infezione cronica da epatite C.”

Raymond T Chung, direttore del Liver Center del Massachusetts General Hospital, USA, in un editoriale di commento scrive: “Lo studio di Carrat e colleghi offre prove sostanziali che la cura dell’HCV con regimi antivirali orali ad azione diretta è associato a benefici clinici. Questi risultati contrastano con quelli di una revisione Cochrane di studi di trattamento antivirali ad azione diretta che non hanno potuto né confermare né respingere l’ipotesi che questi farmaci avessero un effetto sulla morbilità e mortalità correlata all’HCV a lungo termine. Questi dati possono supportare i documenti di orientamento che raccomandano un trattamento antivirale ad azione diretta per tutti i pazienti con infezione cronica da HCV.”

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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