Epatite C, una campagna per non avere paura del test

, Prevenzione, una dieta sana difende anche l’udito

, Prevenzione, una dieta sana difende anche l’uditoIl contributo di giovani videomakers per invitare sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione dell’epatite C e sull’importanza del test per l’HCV per far emergere le infezioni non diagnosticate.

Questo l’obiettivo di “Insieme si VinCe” un’iniziativa promossa da Gilead, in collaborazione con la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), l’Associazione Italiana Studio del Fegato (AISF), la Fondazione The Bridge e la Federazione LiverPool. Per questa campagna, attraverso UserFarm, la più grande comunità di videomaker al mondo, sono stati messi in gara i video realizzati da giovani videomaker di 5 paesi (Russia, Olanda, Italia, Gran Bretagna e Francia).

I tre video vincitori sono: “Breaking not so Bad” di Valerio Fea, “Il primo passo” di Timothy Emanuele Costa e “ll coach” di Mirko Bonanno.

I dati sull’infezione in Italia

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) in Italia ha un prevalenza tra lo 0,72 e il 2,3%, che significa un numero di persone colpite tra le 350mila e 1 milione. Un dato oscillante a causa della mancanza di studi epidemiologici ad hoc. L’infezione da HCV può rimanere asintomatica anche per decenni. Nel 20% dei casi porta alla cirrosi epatica e nel 5% allo sviluppo di tumori. Si stimano circa 6.000 decessi all’anno legati alle complicanze dell’infezione da HCV.

Oggi esiste una terapia farmacologica in grado di eradicare l’infezione da HCV, con farmaci che agiscono direttamente sul virus, anziché stimolare il sistema immunitario per combattere l’infezione. Tali farmaci, i cosiddetti DAAs, sono inibitori delle polimerasi e inibitori delle proteasi virali, e in cicli terapeutici di 8, 12 o 24 settimane permettono l’eliminazione del virus nella quasi totalità dei casi (oltre il 95%). In Italia sono disponibili dal dicembre del 2014.

La trasmissione del virus HCV avviene per via ematica, tramite contatto diretto con sangue infetto. Le norme igieniche e le prassi adottate hanno fatto drasticamente diminuire il tasso di contagio in ambito ospedaliero, tuttavia si stima che in Italia ci siano tra 70 e le 130mila persone che hanno un’infezione non diagnosticata.

“Secondo le stime parliamo di circa 200 mila persone con HCV nel nostro Paese ancora da trattare, a cui vanno sommati almeno altri 70 mila che probabilmente non sanno ancora di aver contratto il virus. – afferma Massimo Andreoni  Direttore Scientifico della SIMIT– C’è un sommerso enorme e nonostante questo non sono state prese fino ad oggi iniziative significative per farlo emergere. Ci troviamo così in una situazione paradossale: quella di avere una terapia che funziona e di non fare nulla affinché le persone che ne possono beneficiare siano messe nella condizione di saperlo.”

“In Italia sono già state curate circa 196 mila persone con questi farmaci, che significa aver ridotto drasticamente la circolazione del virus – sottolinea Salvatore Petta, Segretario dell’AISF – da ottobre, inoltre, sarà possibile raggiungere anche quelle persone che per motivi socio-assistenziali non possono sottoporsi alla biopsia epatica e/o al fibroscan, esami fino ad ora richiesti per accedere al trattamento. Mi riferisco, per esempio, ai detenuti nelle carceri o a chi si rivolge ai SerD, i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale. L’importante novità è resa possibile dall’introduzione nei Registri AIFA dei farmaci DAAs del ‘criterio 12’, una conquista fortemente voluta da AISF.”

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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