Il consumo globale di alcol è cresciuto del 70%. Allarme per i riflessi sulla salute

Il consumo di alcol negli ultimi decenni è calato in Europa, ma è cresciuto sensibilmente nei paesi asiatici, determinando un incremento globale che potrebbe rappresentare una minaccia consistente per i sistemi sanitari.

Lo mette in rilievo una ricerca pubblicata su The Lancet che analizza i consumi di alcolici in 189 paesi del mondo, dal 1990 al 2017 e mostra il trend per il 2030.

Nel periodo esaminato il consumo di alcol pro-capite globale è aumentato da 5,9 litri a 6,5 litri  e si prevede che raggiunga 7,6 L entro il 2030.

“Prima del 1990, spiega Jakob Manthey del Centre for Addiction and Mental Health di Toronto, (Canada) – la maggior parte dell’alcol veniva consumata nei paesi ad alto reddito, con i più alti livelli di utilizzo in Europa. Questo modello è cambiato in modo sostanziale, con forti riduzioni in tutta l’Europa orientale e ampi aumenti in diversi paesi a reddito medio, come Cina, India e Vietnam”.

Questa diversa distribuzione geografica è ben visibile nei dati dal 2010 al 2017. In questi sette anni il consumo di alcol è diminuito del 12% in Europa, mentre nei Paesi del Sud-est asiatico è aumentato del 34%. In Europa si è passati da una media di 11,2 a 9,8 litri pro capite, l’anno. Negli Usa si registra un lieve incremento (da 9,3 a 9,8 litri) così come in Cina (da 7,1 a 7,4 litri), mentre nei paesi del Sud Est Asiatico si è passati da 3.5 a 4.7 litri pro capite.

I ricercatori osservano che, nella maggior parte dei Paesi che esaminati, il volume di alcol consumato sembra aumentare ad un ritmo più veloce rispetto al numero di bevitori, suggerendo che la quantità media di alcol assunto per individuo tende ad aumentare.

Con questo trend nel 2030, circa la metà della popolazione adulta di tutto il mondo consumerà alcol e il 23% degli adulti almeno una volta al mese praticherà il cosiddetto binge drinking (abbuffata alcolica) ossia l’assunzione in una sola volta di più di 60 g di alcol puro.

Poiché l’alcol è un noto fattore di rischio per numerosi problemi di salute, molto probabilmente aumenterà anche l’onere globale delle malattie correlate al consumo eccessivo di alcol.

La crescita economica sembra spiegare l’aumento globale dei consumi di alcol negli ultimi decenni. Ad esempio, l’aumento del reddito medio in Paesi come Cina e India è accompagnato da un aumento del consumo di alcol.

“Sulla base dei nostri dati – avverte Manthey – l’obiettivo dell’OMS di ridurre l’uso pericoloso di alcol del 10% entro il 2025 a livello globale non sarà raggiunto. L’abuso di alcolici rimarrà uno dei principali fattori di rischio e il suo impatto probabilmente aumenterà, insieme ad altri fattori di rischio nei paesi in rapido sviluppo”.

Italia, allarme per i giovani

Anche quest’anno si è tenuto a Roma, il 15 maggio, l’Alcohol Prevention Day 2019, finanziato dal ministero della Salute e organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA), Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali – AICAT e Eurocare.

Secondo i dati ISTAT, nel corso del 2017 ha consumato almeno una bevanda alcolica il 65,4% degli italiani di 11 anni e più (pari a 35 milioni e 534 mila persone), con prevalenza notevolmente maggiore tra i maschi (78,1%) rispetto alle femmine (53,5%). I bevitori a rischio sono circa 8,6 milioni (23 % dei maschi e il 9 % delle femmine) tra i quali oltre 2,7 milioni di anziani e 700.000 minori (in particolare in aumento tra le ragazze).

Negli ultimi 10 anni si è assistito ad un cambiamento nelle abitudini a consumare le bevande alcoliche in tutte le fasce d’età, ma in maniera differenziata.

Tra i giovani fino ai 24 anni e tra gli adulti 25-44enni c’è un maggior calo di consumo alcolico giornaliero; tra gli adulti di 45-64 anni e gli anziani over 65 aumenta principalmente il numero di consumatori occasionali e, specialmente tra le donne, il numero di consumatrici di alcol fuori pasto. Si osserva una diminuzione del consumo esclusivo di vino e birra e un robusto aumento nel consumo di altri alcolici con o senza il consumo di vino e birra.

La maggiore preoccupazione riguarda i giovani. Nella fascia di età 11-17 anni il 18,4% ha almeno un comportamento a rischio (21,7% maschi e 14,6% femmine. Inoltre risulta particolarmente critico il quadro dei comportamenti a rischio tra i ragazzi di 16-17 anni, infatti già a questa età il binge drinking raggiunge con il valore del 6,9% livelli quasi equivalenti a quelli medi della popolazione.

“Il consumo rischioso e dannoso di alcol – osserva Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol e del Centro OMS dell’ISS – continua a connotarsi in Italia per un impatto sanitario e sociale sempre più preoccupante per milioni d’individui di tutte le fasce di età e si manifesta attraverso un ricorso ai servizi e alle prestazioni sanitarie che in termini di costo rappresentano solo una parte dei 25 miliardi di euro l’anno stimati dall’OMS che in Italia la società paga anche a fronte di problematiche sociali sottostimate, legate all’assenteismo, alla perdita di lavoro e produttività, agli atti di violenza, ai maltrattamenti che sfuggono alla stigmatizzazione sociale per la scarsa consapevolezza dei rischi per la salute a fronte di una rilevante serie di conseguenze a breve, medio e a lungo termine”.

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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