Policlinico Umberto I, la Lupus Clinic compie dieci anni

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, Policlinico Umberto I, la Lupus Clinic compie dieci anniMigliaia di visite e più di 850 pazienti seguiti in 10 anni di attività. La Lupus Clinic, centro specializzato del Policlinico Umberto I di Roma, diretto dal prof. Fabrizio Conti, come spiega Fulvia Ceccarelli, reumatologa del Dipartimento di Medicina Interna e di Specialità Mediche della Sapienza “è nata con l’obiettivo di creare un’unità dove  prenderci cura del paziente in modo completo e strutturato. Il lupus eritematoso sistemico è una malattia complessa che va a incidere su più organi ed è importante poter contare su un’equipe di specialisti: dal cardiologo, al neurologo, dal nefrologo, all’infettivologo, quest’ultimo per controllare e gestire le infezioni ricorrenti in pazienti immunodepressi, al ginecologo, per le donne che intendono affrontare una gravidanza”.

L’ambulatorio è attivo 4 giorni alla settimana, ed è diventato un punto di riferimento non solo per i pazienti di Roma e del Lazio

“Vedere tanti pazienti nel corso del tempo – prosegue Ceccarelli – ci ha consentito di raccogliere una casistica importante, di fare ricerca, approfondire aspetti quali il possibile ruolo dei fattori genetici, l’artrite in corso di lupus, il coinvolgimento renale. Soprattutto ci ha insegnato a trattare la persona, in ragione dell’anamnesi del singolo, anche in termini di risposta ad un determinato trattamento”.

In Europa la prevalenza del lupus  è di circa 100 casi ogni 100.000 abitanti, mentre l’incidenza va da 2 a 8 casi per 100.000. I valori sono mediamente più bassi in Europa rispetto agli Usa. Nel vecchio continente il tasso di prevalenza appare più elevato in Italia e Spagna. Su questo dato incide anche la scarsa tempestività nella diagnosi, spesso complessa anche per l’oggettiva difficoltà di sospettare la presenza della patologia in pazienti che presentano una sindrome di difficile definizione clinica.

“Oggi riusciamo fortunatamente a fare diagnosi all’inizio della malattia – precisa Ceccarelli – perché i medici di medicina generale sono più sensibili e spesso perché gli stessi pazienti, controllando i propri sintomi in rete, si mettono in allarme”.

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.