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Aderenza alla terapia in era COVID-19. Un problema annoso che la pandemia ha acuito

  • Cesare Peccarisi
  • Sanità

Con l’arrivo della pandemia di Sars-CoV-2 sono cambiate certezze, prospettive e programmi e si sono ridefinite priorità e stili di vita, con un’importante ricaduta anche sulle relazioni fra medico e paziente, spostate sempre di più verso i contatti da remoto. Nei prossimi mesi vedremo se il teleconsulto potrà risolvere un’emergenza che la pandemia potrebbe aver peggiorato: l’aderenza alle cure. Secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Onda in collaborazione con l’Istituto di ricerca Elma Research su 558 soggetti di ambo i sessi in trattamento per patologie oncologiche (38%) e cardiovascolari (28%) uno su 4 ha avuto difficoltà nel portare avanti la propria terapia in modo continuativo e tre su 10 dichiarano di aver saltato almeno una somministrazione nella settimana precedente l’indagine.

Il 27% ha dimenticato di assumere la terapia in modo costante, il 13% ha avuto difficoltà a rispettare tempi e modalità d’assunzione, il 9% ha temuto effetti collaterali o ha sospeso la terapia perché stava meglio,  l’8% non aveva aiuto o qualcuno che gli ricordasse dell’assunzione.

In questo scenario è emerso un altro fattore di complicazione: l’indagine “Next Generation Health: Le priorità degli italiani per la Sanità del futuro”, appena  realizzata da DoxaPharma indica che per quanto il Sistema Sanitario Nazionale sia apprezzato da oltre l’86% degli italiani, è necessario un intervento immediato per l’adeguamento di prenotazione e gestione delle visite che durante i mesi di lockdown hanno subito un netto rallentamento.

Secondo il report Passi D’Argento di Federfarma dello scorso ottobre, inoltre, per quanto il 39% degli anziani assuma in media almeno 4 farmaci diversi al giorno, nel mese precedente la ricerca soltanto il 43% di loro era stato contattato dal medico curante per verificare che i medicinali fossero stati assunti e se nei dosaggi o nei tempi corretti.

Questi dati descrivono un aumento della distanza fra medici e pazienti e denunciano una situazione che, se al momento è rimasta in secondo piano per via dell’attenzione, anche mediatica, dedicata all’emergenza COVID, potrebbe tradursi in una nuova emergenza sanitaria nei mesi a venire, a causa delle conseguenze cliniche della scarsa aderenza terapeutica e dei mancati esami di controllo.

Spesso il paziente si reca più dal farmacista che dal medico e così questo presidio sanitario, grazie alla sua capillarità va assumendo un ruolo cardine per l’aderenza alla terapia del paziente e per il suo monitoraggio longitudinale. Per questo motivo è auspicabile il rinforzo dell’alleanza terapeutica a tre, fra medico, paziente e farmacista per garantire un adeguato monitoraggio delle terapie in corso e prevenire eventuali complicanze.

Cesare Peccarisi

Giornalista scientifico, neurologo, editorialista del Corriere Salute, Responsabile Comunicazione Scientifica della Società Italiana di Neurologia (SIN)