Ambiente e salute, il particolato può modificare anche il microbiota intestinale?

Le malattie respiratorie croniche, tra cui la Broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO), sono ai primi posti tra le cause di morte a livello globale e costituiscono, anche in Italia, uno dei carichi maggiori per la Sanità pubblica. L’inquinamento atmosferico, soprattutto la presenza nell’aria di particolato (PM) prodotto da automobili, riscaldamento ed emissioni industriali è una delle cause della maggiore prevalenza della BPCO nelle aree urbane.

I meccanismi attraverso cui gli inquinanti possono contribuire allo sviluppo della BPCO sono ancora oggetto di studio. Tra i gruppi di ricerca che hanno pubblicato gli studi più interessanti in questo ambito c’è quello dell’Università di Guangzhou in Cina, che ad tempo studia gli effetti su animali da laboratorio dell’esposizione agli inquinanti. Le ricerche hanno accertato che l’esposizione cronica al particolato atmosferico provoca nei topi da laboratorio infiammazione delle vie aree, con meccanismi ancora da accertare. Una delle ipotesi è che al processo infiammatorio possa contribuire la disbiosi intestinale.

I risultati della nuova ricerca mostrano che un gruppo di topi esposto al particolato, confrontato con un gruppo di controllo che ha respirato aria pulita, non ha sviluppato alterazioni del microbiota delle vie aree, mentra aveva un microbiota intestinale alterato.

Il nuovo studio

Partendo dall’ipotesi che l’esposizione al particolati possa alterare il microbiota intestinale, oltre a quello delle vie aeree, i ricercatori hanno esposto diversi gruppi di topi ad aria pulita, combustibile da biomassa (BMF) o scarico di veicoli a motore (MVE) per 4, 12 e 24 settimane.

In seguito è stata fatta la valutazione dell’infiammazione polmonare, le misurazioni morfometriche e l’analisi della funzione polmonare nel polmone di ratto in tre diversi momenti durante l’esposizione. Inoltre è stata valutata la composizione microbica del polmone e dell’intestino, mediante sequenziamento del RNA. Infine, sono stati misurati i livelli sierici di lipopolisaccaridi e sono stati quantificati gli acidi grassi a catena corta nel contenuto del colon.

I risultati

I risultati della ricerca cinese sono stati pubblicati sulla rivista Respiratory Research. Dopo 24 settimane di esposizione al PM, i ratti hanno mostrato infiammazione polmonare e alterazioni patologiche caratteristiche della BPCO. I gruppi di controllo e di esposizione al PM (BMF e MVE) hanno mostrato nel polmone diversità microbica e composizione simili. Al contrario, il microbiota intestinale dopo 24 settimane di esposizione al PM era caratterizzato da una ridotta ricchezza e diversità microbica, composizione microbica complessiva distinta, livelli inferiori di acidi grassi a catena corta e lipopolisaccaridi sierici più elevati.

Le conclusioni

Gli autori dello studio concludono che: “l’esposizione cronica al particolato ambientale induce disbiosi microbica intestinale e cambiamenti dei metaboliti in un modello di ratto con malattia polmonare ostruttiva cronica.”

Infine, i ricercatori fanno notare che sebbene questo esperimento dimostri la notevole capacità del particolato di modificare il microbiota intestinale, resta da accertare come questo avvenga e quale rapporto abbiano queste modifiche con la BPCO.

Ultimo aggiornamento il 26 Ottobre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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