Coronavirus e fecondazione assistita, le raccomandazioni della SIGO

Federazione SIGO, volendo essere vicina a tutte le coppie desiderose di prole, ha ritenuto utile condividere con loro le attuali conoscenze sull’impatto del virus SARS-CoV-2 sulle tecniche di Procreazione Medicalmente assistita (PMA). Per il tramite degli specialisti in Medicina della Riproduzione del GISS esprime le seguenti raccomandazioni in merito alla esecuzione di trattamenti di PMA nella attuale fase di pandemia.

Innanzi tutto si vogliono rassicurare le coppie che allo stato attuale non sussistono prove scientifiche che indichino un rischio specifico di trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2 attraverso le pratiche di PMA.

Mentre vi sono dati preliminari sui rischi in donne COVID-19 positive in gravidanze avanzate (terzo trimestre), non si conosce però nulla sull’effetto del virus in questione sulle gravidanze iniziali sia per la madre che per il nascituro. È necessario quindi evitare che le pazienti possano, in caso di contagio, trovarsi in condizione di gravidanza, alla fine di un lungo percorso, con le complesse decisioni terapeutiche e diagnostiche che inevitabilmente si determinerebbero.

Per questi motivi, in accordo con altre società scientifiche internazionali del settore, si ritiene che sia un approccio corretto e appropriato attendere il passaggio del picco delle infezioni (e la successiva possibile immunizzazione) prima di intraprendere cicli di Procreazione Medicalmente Assistita, ad eccezione dei trattamenti non differibili.

Si ritiene inoltre opportuno sospendere temporaneamente le terapie di PMA anche per i seguenti motivi:

È necessario evitare lo spostamento delle persone e l’accesso alle strutture cliniche per contenere i possibili contagi. L’aumento esponenziale dei casi di positività al COVID-19, nonostante le cautele derivate dalla applicazione dei decreti del Governo (DPCM 8,9,11 marzo 2020), accresce il rischio di contaminazione dei pazienti infertili e del personale dei centri di medicina della riproduzione.

È eticamente e deontologicamente corretto non contribuire a determinare alcuna situazione che possa rendere necessario un accesso al pronto soccorso o un ricovero ospedaliero dopo un ciclo di PMA. Ridurre i rischi della necessità di utilizzare posti letto ospedalieri, sale chirurgiche o terapie intensive legati ad eventuali complicanze derivate dalla esecuzione di programmi di concepimenti assistiti risulta oggi un atto dovuto nei confronti della popolazione e dei colleghi che stanno combattendo una lotta al limite delle risorse umane ed economiche.

Il GISS ritiene in conclusione che l’unica eccezione alla sospensione debbano essere i cicli con stimolazione già iniziata e le attività di crioconservazione della fertilità in pazienti oncologici/oncologiche, che saranno garantite dalle strutture deputate, in considerazione della loro urgenza e indifferibilità.

La infezione da virus SARS-CoV-2 è una nuova infezione, per la quale a oggi le informazioni scientifiche sono limitate. La Federazione SIGO si impegna a raccogliere tutte le informazioni che emergeranno nel prossimo futuro riguardanti l’interazione tra il virus SARS-CoV-2, la riproduzione e le terapie di PMA.

Le informazioni verranno messe a disposizione e periodicamente aggiornate sul sito della SIGO www.sigo.it

Ultimo aggiornamento il 17 Marzo 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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