Coronavirus, la disinformazione sui social e la credibilità degli esperti

Il social network Instagram ha recentemente rimosso un video in cui si affermava che esiste già un vaccino per il coronavirus, ma viene nascosto per “far diventare i ricchi più ricchi”. Tra i tanti che lo hanno condiviso c’era anche la popstar Madonna. Le teorie cosiddette “cospirazioniste” sono solo uno dei tanti aspetti della disinformazione sulla pandemia da coronavirus, che prolifera sui social network.

Il sito americano WebMED ha recentemente pubblicato un lungo articolo che fa il punto su questo argomento, con importanti implicazioni sulla salute pubblica e sul contrasto alla pandemia

Perché condivido informazioni false?

Si tratta di un fenomeno ben noto agli esperti dei social. Gli utenti tendono a condividere le informazioni che rafforzano le loro opinioni, indipendentemente dai dati di fatto.

“Le persone tendono a trovare informazioni su Internet che si conformano alle loro precedenti convinzioni e le rafforzano”, conferma Michael Mackert, direttore del Centro per la Comunicazione di Salute, presso l’Università del Texas ad Austin.

Anche Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases ed ex capo della task force Usa contro il coronavirus ha più volte sottolineato i rischi legati a messaggi contraddittori diffusi in rete, ad esempio sull’uso della mascherina per abbassare i rischi di contagio.

Perfino il dibattito scientifico fra esperti con opinioni diverse, che non va certamente considerato disinformazione, può generare confusione nella semplificazione tipica dei social.

“La maggioranza delle persone – ricorda Mackert – non ha familiarità con il modo di procedere della ricerca scientifica, in cui gli studi possono arrivare a conclusioni diverse. Il Covid-19 ha improvvisamente aumentato l’interesse per il lavoro degli scienziati, ma questo sta avvenendo troppo velocemente.”

Le contraddizioni degli esperti

Ai primi di luglio un gruppo di 200 scienziati ha fatto appello all’OMS affermando che le prove sulla diffusione del virus per via aerea richiedono misure preventive come il miglioramento della ventilazione interna negli edifici pubblici e dei trasporti. L’OMS ha risposto che attualmente è provata solo la diffusione per aerosol a corto raggio e che sono necessarie ulteriori ricerche.

Un dibattito come questo può generare dubbi nel pubblico. Chi ha ragione? Quali devono essere le precauzioni da prendere? Per questo, ricorda Mackert, un’informazione corretta sul coronavirus dovrebbe sempre partire dal presupposto che ci sono ancora molti aspetti da chiarire su questa malattia.

La disinformazione

Uno studio americano pubblicato a marzo ha rilevato che circa 1 su 5 tweet (25%) conteneva disinformazione e il 17% includeva informazioni non verificabili. Gli autori hanno analizzato un totale di 673 tweet e definito disinformazione “un’affermazione di fatto che è al momento falsa a causa della mancanza di prove scientifiche”.

I risultati sono in linea con quelli pubblicati in altri studi sulle false informazioni su temi di salute diffusa via social, tanto che i tre giganti dei social media – Google (che possiede YouTube), Twitter e Facebook – hanno recentemente preso provvedimenti per avvisare il pubblico della disinformazione che appare sui loro siti e reindirizzarli a informazioni accurate.

Di chi si fida il pubblico

Un recente sondaggio rivela che 4 su 10 americani pensano che l’importanza dell’epidemia di coronavirus sia stata esagerata. Tuttavia, nonostante le cattive informazioni e i messaggi contrastanti, il 70% degli americani intervistati afferma di aver ben compreso quali sono i modi migliori per prevenire la diffusione della malattia e dichiarano anche che ritengono giustificabile la presenza di messaggi contrastanti nel corso della pandemia.

Inoltre la stragrande maggioranza dei cittadini Usa ritiene che medici e scienziati forniscano informazioni affidabili sul virus e il 67% si fida dei consigli di Fauci.

Secondo un sondaggio del New York Times: “Il pubblico si fida del dottor Fauci perché ha una lunga esperienza nel fornire informazioni sulle malattie infettive, non solo su COVID-19, ma anche su AIDS, Ebola e altri gravi problemi di salute. Ha le credenziali scientifiche a sostegno delle sue raccomandazioni, non sembra avere ulteriori motivi per disinformare il pubblico e sa comunicare le sue raccomandazioni in modo chiaro e semplice ”

In sostanza, autorevolezza scientifica e trasparenza sullo stato dell’arte delle conoscenze sembrano gli ingredienti migliori della ricetta contro la disinformazione.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.