Covid-19 e patologie respiratorie, il ruolo dello stress ossidativo

Lo stress ossidativo svolge un ruolo chiave per l’insorgenza e la cronicizzazione di diverse malattie polmonari ad alto impatto socio-assistenziale come la BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) e l’FPI (Fibrosi Polmonare Idiopatica). Un tema di grande attualità anche sul fronte del COVID-19.

L’epidemia di COVID 19 ha riconfermato l’importanza di mantenere un efficace sistema di protezione a livello polmonare: l’insulto virale genera infatti uno squilibrio tra sistema anti-ossidante e radicali liberi, che, se perpetuato, costituisce una delle cause della fibrosi post COVID. Un precoce ripristino di tale equilibrio con terapia antiossidante si auspica possa limitare sia l’insorgenza sia la perpetuazione del danno.

Su questi temi si sono confrontati esperti di fama mondiale in un simposio dal titolo “Which target to protect and preserve lung health?”, promosso da Zambon, che si è tenuto durante il Congresso dell’European Respiratory Society (ERS 2020).

“Per gestire i pazienti molto gravi o già in terapia intensiva colpiti da COVID-19, è stato essenziale cercare di ridurre lo stress ossidativo nei polmoni – ha dichiarato Joan B Soriano, epidemiologo presso il Servizio di Pneumologia dell’Hospital de La Princesa di Madrid.  – Nelle polmoniti causate da COVID-19, abbiamo visto come i bronchi e i polmoni sono spesso ricoperti da secrezioni che assomigliano a ‘muco o bava di lumaca’ e che rendono le broncoscopie molto difficili da eseguire. Abbiamo inoltre riscontrato che questo fenomeno è accompagnato da un focolaio infiammatorio, chiamato ‘sindrome da tempesta di citochine’. È stato dimostrato che la NAC (N-Acetilcisteina) inibisce la riproduzione del virus dell’influenza e rappresenta quindi un’alternativa sicura ed efficace agli agenti antitrombotici attualmente disponibili per ripristinare la pervietà dei vasi dopo l’occlusione arteriosa. Per analogia, pertanto, vari gruppi hanno esplorato l’uso della NAC nella polmonite grave da COVID-19.”

Antiossidanti, BPCO e fibrosi polmonare

“È possibile prevenire riacutizzazioni ed esacerbazioni in alcune malattie polmonari ed in particolare nella BPCO, grazie all’utilizzo di antiossidanti e alla loro azione antinfiammatoria – ha dichiarato Alberto Papi, Clinica Pneumologica Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna, Università di Ferrara, Chairman e relatore del Simposio. – Tra le cause principali delle esacerbazioni della BPCO vi sono le infezioni virali, che causano uno sviluppo dello stress ossidativo e avviano un circolo vizioso che porta all’aumento dell’infiammazione e della severità dell’infezione. Le molecole antiossidanti come il glutatione possono bloccare questa cascata di eventi del processo infiammatorio e dunque potenzialmente prevenire anche il rischio di riacutizzazione. I medici dovrebbero informare i pazienti con BPCO del ruolo della NAC (N-Acetilcisteina) nel ridurre il numero delle riacutizzazioni e del suo elevato profilo di sicurezza.”

“Lo sbilanciamento del meccanismo di regolazione ossidanti-antiossidanti è uno dei fattori che contribuiscono alla progressione della patologia nei pazienti affetti da fibrosi polmonare. La forma più grave di fibrosi polmonare quella idiopatica, che rappresenta circa il 20% dei casi. Per il suo trattamento sono oggi disponibili due farmaci in grado di ridurre la progressione della malattia. La NAC, attualmente in fase di sperimentazione, potrebbe rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica per questi pazienti – ha affermato Luca Richeldi, Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.  – La ricerca di nuovi farmaci per il trattamento della fibrosi polmonare è ancora aperta e sta ricevendo un ulteriore impulso alla luce di una nuova forma di fibrosi polmonare che può seguire l’infezione da coronavirus SARS-Cov-2. In questa direzione è in corso di valutazione uno studio italiano per verificare l’efficacia e la sicurezza della NAC somministrata per via orale rispetto al placebo in pazienti con anamnesi di infezione da SARS-Cov-2 e fibrosi polmonare. Uno dei potenziali vantaggi di questo approccio terapeutico è rappresentato dal fatto che la NAC è un farmaco con ottimo profilo di sicurezza, già ben conosciuto dalla classe medica”.

Il professor Papi ha concluso: “questo simposio ha evidenziato come il mantenimento dell’omeostasi ossidanti-antiossidanti sia fondamentale per preservare la funzione polmonare e prevenire la progressione di patologie croniche e il ruolo che potrebbe svolgere nel trattamento delle IPF come anche di forme di fibrosi successive all’infezione da COVID-19”.

Ultimo aggiornamento il 14 Settembre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.