COVID-19, il problema delle protezioni per i medici

A fronte di un numero crescente di medici contagiati, si moltiplicano gli appelli e le iniziative per dotare i medici di adeguate protezioni.

La raccolta fondi lanciata da FIMMG e CittadinanzAttiva

La Federazione Italia Medici di Famiglia (FIMMG) e CittadinanzAttiva lanciano una raccolta fondi per acquistare i “dispositivi di protezione collettiva”.

«Ci chiamano eroi, ma ci voltano le spalle. –  dichiara Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG. Intanto molti di noi si ammalano e, purtroppo, muoiono come i medici di famiglia Roberto Stella e Giuseppe Borghi. Ci aiuteremo da soli, ma abbiamo bisogno anche dei cittadini».

Scotti denuncia l’assordante silenzio delle istituzioni aziendali, regionali e governative sulla richiesta dei medici di medicina generale di essere dotati di dispositivi di protezione individuale.

“Lo stato di salute dei medici deve essere una priorità, così come quella degli altri operatori in prima linea”, ha aggiunto Antonio Gaudioso, Segretario Generale di CittadinanzAttiva. “ I dispositivi sono un bene essenziale per garantire sicurezza a chi si sta spendendo per aiutare i cittadini in questa grande emergenza”.

«Nessuno di noi chiuderà la porta, nessuno abbandonerà il suo posto. Ma non possiamo più accettare di combattere questa guerra senza protezioni” aggiunge Scotti.” Non lo possiamo accettare perché per i medici di famiglia i dispositivi di protezione individuale sono in realtà dispositivi di protezione collettiva. I medici di famiglia entrano in contatto prevalentemente con i cittadini a maggior rischio, con pazienti cronici che non possono superare le complicanze del virus». Per far fronte a questa emergenza FIMMG Nazionale ha già stanziato 50.000 euro in un fondo che sarà controllato insieme a CittadinanzAttiva e che potrà crescere solo grazie alla solidarietà di tutti, cittadini, medici, associazioni, imprenditori poiché tutti hanno un medico di famiglia. Con pochi euro da parte di ciascuno sarà possibile riuscire a raggiungere la quota minima per far partire un ordine di acquisto visto che ormai tali prodotti possono essere acquistati solo in grandi ordinativi.

Si può donare tramite PayPal clicca qui per la donazione

o con bonifico bancario all’Iban IT25S0200805085000102100585 – intestato a Fimmg – con la causale Emergenza Covid-19 Acquisto Dpi.

La petizione di Anaao Assomed

L’Anaao Assomed, l’associazione dei medici e dirigenti sanitari italiani ha lanciato una pezione sulla piattaforma change.org, questo è il testo:

L’art.7 del Decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14.dispone che i sanitari esposti a pazienti COVID-19 non siano più posti in quarantena, ma continuino a lavorare anche se potenzialmente infetti. La sospensione dal lavoro è prevista solo se sintomatici o positivi.

L’Anaao Assomed non può esimersi dall’esprimere il più assoluto dissenso rispetto ai contenuti dell’art. 7, e a tal proposito sta presentando opportuni emendamenti in sede parlamentare. Il dissenso è legato al notevole aumento del rischio clinico, per il lavoratore e per i pazienti, data la grave e persistente carenza di DPI, di tamponi e il colpevole ritardo nell’eseguire e processare gli stessi.

Affinchè le ASL/ASO mettano in sicurezza tutti gli operatori impegnati in prima linea (Emergenza/Urgenza, Terapie intensive, Malattie infettive, Pneumologia, etc) è necessario:

– Che essi siano forniti di adeguati DPI (in particolare maschere FFP2, guanti, visiere e sovracamici), in quanto all’interno delle Strutture Sanitarie oramai non è più possibile discernere chi è stato esposto da chi no. I medici e gli infermieri potrebbero diventare fonte loro stessi di infezione, per cui negli altri setting deve essere obbligatorio indossare mascherine chirurgiche, guanti e visiere.
– Che il medico preposto a procedure di generazione di aerosol sia tutelato con maschere FFP3, come da linee guida scientifiche internazionali.
– Che venga abolito immediatamente il divieto, che alcune ASL/ASO hanno imposto, di indossare le mascherine negli spazi comuni e venga altresì imposto, perlomeno negli spazi comuni dei reparti.
– Che il personale esposto si sottoponga obbligatoriamente a tampone, eventualmente dopo 72 ore di isolamento fiduciario, e che il risultato sia prontamente disponibile (5-7 ore). Il ritardo sia nell’esecuzione che nella processazione del tampone ha risvolti colposi, poiché favorisce il contagio.

In caso contrario, alla luce delle ulteriori misure restrittive decise dal Governo, i Presidi Ospedalieri diventeranno l’unica area di contagio del paese, anziché di cura.
Non possiamo non richiamare l’attenzione di tutte le Autorità e dei Cittadini sull’impressionante numero di operatori contagiati, in particolare in Lombardia.

Di fronte a questo fenomeno che costringe molti reparti a chiudere, si impone una riflessione seria sul fatto che qualcosa non ha funzionato nella protezione del personale.
È illogico, infatti, proteggere ad un basso livello il personale sanitario esistente, già formato e con esperienza, e poi fare i bandi di assunzione urgenti di nuovo personale neo laureato ed inesperto.
È illogica la corsa forsennata ad acquistare respiratori se poi ci si troverà senza personale per assistere i pazienti, magari con molti dei nuovi respiratori occupati da personale sanitario infettato o con grave quadro clinico.

Ogni sforzo economico, ogni iniziativa deve essere messa in campo per proteggere il personale sanitario dall’infezione da Sars-CoV-2, perché rappresenta la risorsa più preziosa per combattere l’epidemia e per garantire l’accesso alle cure dei malati Covid-19 e le loro possibilità di sopravvivenza.

Clicca qui per firmare la petizione

L’appello di ginecologi e ostetriche

Le richieste al prefetto di Milano dello SNAMI

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento il 17 Marzo 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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