Diabete, la sfida della gestione a distanza della malattia

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 è entrata nella fase 2. le misure di confinamento e di distanziamento sociale, le modifiche all’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale hanno avuto un profondo impatto sulla gestione delle malattie croniche, tra cui il diabete. Che cosa hanno messo in campo le società scientifiche? Che cosa ci insegna la gestione a distanza? ecco il parere di quattro autorevoli diabetologi.

Cure a distanza: l’impegno delle società scientifiche

“Per supportare le persone con diabete in questo particolare momento- spiega Paolo Di Bartolo, Presidente Nazionale AMD – l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno istituito un numero verde attivo tutti i giorni (800 942 425 dalle 10 alle 18) per venire incontro alle esigenze delle persone con diabete, costrette a casa come il resto della popolazione e senza possibilità di effettuare visite e prestazioni ambulatoriali già programmate. In più, la diabetologia si è attivata anche sui social e ha lanciano il progetto “Un’ora con AMD, SID, SIEDP”: tutti i giorni, dalle 18.00 alle 19.00, sulle pagine Facebook delle tre Società scientifiche, diabetologi SID, AMD e SIEDP si alternano per tenere in diretta delle presentazioni sulla gestione del diabete a beneficio dei pazienti”.

Il ruolo della tecnologia

“Per affrontare le problematiche più urgenti e consentire gli impianti di microinfusori – spiega Vincenzo Provenzano, Presidente Nazionale SIMDO –  il Centro di Riferimento Regionale per la Diabetologia e l’impianto di Microinfusori dell’Ospedale siciliano di Partinico (trasformato in COVID-H) si è dotato di locali del tutto separati dall’area rossa del nosocomio e di personale esclusivamente dedicato ai pazienti con diabete. L’impiego di videochiamate, di un cellulare dedicato h24 e di piattaforme multimediali condivise, sta permettendo di superare i limiti imposti dalla quarantena, mantenendo i nostri pazienti in costante contatto con il team diabetologico e condividendo il monitoraggio in tempo reale. Inoltre, attraverso i software dedicati al trasferimento dei profili glicemici, tutti i pazienti portatori di tecnologia, inviano regolarmente i loro profili e ricevono le modifiche terapeutiche. Webcam e videochiamate consentono inoltre di effettuare delle sedute di educazione terapeutica dove vengono consigliate le ricette di una buona alimentazione e di sane abitudini. Isoliamo il virus, uniamo in rete educatori, psicologi, dietisti e diabetologi ai nostri pazienti e così distanziamo…  solitudine e complicanze!”

I bambini con diabete

“Anche se le scuole sono chiuse – ricorda Riccardo Schiaffini, Dirigente Medico I Livello, Endocrinologia e Diabetologia, Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, il diabete non va in vacanza, per un duplice motivo. Il primo è legato ai bambini e agli adolescenti che hanno il diabete che, anche durante questa emergenza, devono continuare a controllare bene la loro malattia (tramite un attento autocontrollo glicemico con sensori del glucosio e con glucometri tradizionali) e attraverso anche una terapia insulinica che in questo momento non è facile adattare, considerati gli stravolgimenti della vita quotidiana legati a orari meno definiti e alla impossibilità/difficoltà nello svolgere attività fisica. In secondo luogo c’è il rischio che in questo periodo, in cui siamo giustamente preoccupati per tutta la situazione, vengano sottovalutati i rischi di chetoacidosi e diabete all’esordio perché le famiglie potrebbero essere indotte a trascurare i sintomi di una iperglicemia incipiente (poliuria e polidipsia) e tendono a non voler venire in ospedale”.

Cosa ci ha insegnato l’emergenza

“Mai come in questo momento – afferma Riccardo Fornengo, Consigliere Nazionale AMD, Responsabile S.S.D. di Diabetologia di Chivasso – nonostante le società scientifiche insistano da anni che la tecnologia non è un lusso, ci si rende conto che avere a disposizione dei dispositivi per la misurazione della glicemia o per l’infusione della terapia, non è un vezzo di diabetologi smart ma è “terapia”, è “farmaco”, è “salute”. In questi giorni, riusciamo a gestire abbastanza bene le persone con diabete che usano la tecnologia, più avvezzi a scaricare informazioni su piattaforme e che usano i CGM o FGM o glucometri linkati a app su smartphone. Avere la possibilità di interagire a distanza con loro avendo davanti il loro tracciato ci dà la possibilità di gestirli, aiutarli, prendersi cura e farlo bene. Per gli altri pazienti, invece tutto è molto più complesso: moltissimi non fanno esami, misurano la glicemia ma non sanno dove scaricarla, altri la dettano al medico o all’infermiera. L’impiego della tecnologia d’avanguardia, è in grado di annullare le distanze e portare il team diabetologico a casa, permettendo di adattare e aggiornare le terapie alle nuove abitudini “domestiche “per una corretta gestione della patologia.

Ultimo aggiornamento il 4 Maggio 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.