Diabete tipo 2, il peso conta più della predisposizione genetica

In uno studio presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC 2020) è stato valutato su un’ampia popolazione il rischio di sviluppare la malattia diabetica, confrontando il rischio associato alla predisposizione genetica con quello relativo all’indice di massa corporea (BMI).

È emerso che il BMI è fortemente collegato al rischio di diabete di tipo 2, indipendentemente dalla predisposizione genetica alla malattia. Un risultato che evidenzia l’importanza di un intervento tempestivo sul sovrappeso, che potrebbe prevenire la malattia o invertire il decorso nelle fasi iniziali.

Lo studio

Lo studio ha incluso 445.765 partecipanti presenti nella UK Biobank un registro inglese che include il profilo genetico degli iscritti. L’età media era di 57,2 anni e il 54% erano donne. Altezza e peso sono stati misurati all’arruolamento. I partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi in base al rischio genetico di diabete e in cinque gruppi in base al BMI. I partecipanti sono stati seguiti fino a un’età media di 65,2 anni. Durante quel periodo, 31.298 hanno sviluppato il diabete di tipo 2.

I soggetti del gruppo con BMI più alto (in media 34,5 kg/m2) avevano un rischio di diabete 11 volte maggiore rispetto ai partecipanti nel gruppo con BMI più basso (media 21,7 kg/m2). Il gruppo con il BMI più alto aveva una maggiore probabilità di sviluppare il diabete rispetto a tutti gli altri gruppi con BMI, indipendentemente dal rischio genetico.

“I risultati indicano che il BMI è un fattore di rischio molto più importante della predisposizione genetica per il diabete”, ha detto Brian Ference, cardiologo, direttore del Centro per la Ricerca Traslazionale all’Università di Cambridge.

I ricercatori hanno quindi utilizzato metodi statistici per stimare se la probabilità di diabete nelle persone con un BMI elevato sarebbe stata ancora maggiore se fossero state in sovrappeso per un lungo periodo di tempo. Hanno scoperto che la durata di un BMI elevato non ha avuto un impatto sul rischio di diabete.

Il professor Ference, che è anche visit professor di Cardiologia all’Università di Milano ha affermato: “Ciò suggerisce che quando le persone superano una certa soglia di BMI, le loro possibilità di diabete aumentano e rimangono allo stesso livello di rischio elevato indipendentemente da quanto tempo sono in sovrappeso”.

La soglia del rischio è diversa per ogni persona e corrisponde al BMI oltre il quale si notano livelli di zucchero nel sangue anormali.

“I risultati – conclude Ference – indicano che la maggior parte dei casi di diabete potrebbe essere evitata mantenendo l’Indice di Massa Corporea al di sotto del limite che innesca la glicemia anormale. Ciò significa che per prevenire il diabete, sia il BMI che la glicemia dovrebbero essere valutati regolarmente. Gli sforzi per perdere peso sono fondamentali quando una persona inizia a sviluppare problemi di zucchero nel sangue. Potrebbe anche essere possibile invertire il diabete perdendo peso nelle fasi iniziali della malattia prima che si verifichi un danno permanente”.

Ultimo aggiornamento il 10 Ottobre 2020 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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