Dieta a restrizione oraria, un nuovo studio ne mette in dubbio la reale efficacia

La strategia di concentrare il consumo dei pasti in alcune ore alla giornata e digiunare nelle ore restanti, per ottenere un calo di peso e il miglioramento di alcuni parametri metabolici, sta acquisendo un consenso crescente.

La dieta a restrizione oraria (time-restricting eating), in base ai risultati di diverse ricerche su animali da laboratorio e campioni limitati di soggetti sovrappeso, si è dimostrata efficace per ridurre il peso e migliorare parametri come colesterolemia, glicemia, insulinemia e ipertensione.

Tuttavia, un nuovo studio americano sembra mettere in dubbio la reale efficacia di questo approccio in soggetti sovrappeso e obesi.

Lo studio

I ricercatori dell’Università della California, San Francisco (Usa), hanno arruolato 117 soggetti sovrappeso e obesi di età compresa tra 18 e 64 anni, per un periodo di 12 settimane. I partecipanti sono stati divisi random in due gruppi: il primo consumava tre pasti al giorno, il secondo poteva mangiare ad libitum tra le ore 12:00 e le 20:00 e doveva astenersi completamente dall’assumere cibo solido dalle 20:00 alle 12:00 del giorno successivo.

I partecipanti erano dotati di bilance in grado di trasmettere telematicamente i dati.

L’outcome primario dell’intervento dietetico era la perdita di peso. I risultati secondari includevano variazioni di peso, massa grassa, massa magra, insulina a digiuno, glucosio a digiuno, livelli di emoglobina glicata, apporto energetico stimato, dispendio energetico totale e dispendio energetico a riposo.

Risultati

I risultati dello studio pubblicato su JAMA Internal Medicine mostrano che in entrambi i gruppi si è registrato un calo di peso nelle 12 settimane (circa 1Kg) ma senza differenze significative tra il gruppo con una normale distribuzione dei pasti e quello con dieta a restrizione oraria. Né si sono registrate differenze significative tra i due gruppi nei parametri metabolici.

Inoltre, nel gruppo che ha seguito la dieta a restrizione oraria la perdita di peso ha riguardato soprattutto la massa magra, in misura superiore a quello che si verifica con una normale dieta dimagrante. Un’eccessiva perdita di massa magra può determinare un effetto di debolezza muscolare.

I ricercatori concludono che: “Mangiare con restrizioni orarie, in assenza di altri interventi, non è più efficace per dimagrire che distribuire i pasti nell’arco della giornata.”

L’orario scelto per il consumo dei pasti e l’indicazione di mangiare ad libitum, seguite dal gruppo della dieta a restrizione oraria, possono aver influito sui risultati finali. In ogni caso, i risultati di questo studio impongono altre verifiche sull’efficacia della dieta a restrizione oraria.

Ultimo aggiornamento il 21 Novembre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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