ESC 2020. Dapagliflozin potrebbe cambiare il paradigma nella terapia della malattia renale cronica

I risultati dello studio DAPA-CKD, presentati all’ESC 2020, sono potenzialmente in grado di rivoluzionare il trattamento della nefropatia sia nei pazienti diabetici sia in quelli senza diabete.

Dapagliflozin (, farmaco antidiabetico SGLT2 inibitore, somministrato in aggiunta alla terapia standard nei pazienti affetti da malattia renale cronica, ha mostrato di ridurre il rischio di peggioramento della funzione renale e di morte per causa cardiovascolare o renale. Un risultato valido con o senza diabete di tipo 2.

Lo studio

Gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2) hanno dimostrato di rallaentare la progressione della malattia renale cronica (CKD cronic kidney disease) nei pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare. Lo studio DAPA-CKD (Dapagliflozin and Prevention of Adverse Outcomes in CKD) ha valutato l’effetto dell’inibitore SGLT2 dapagliflozin sugli eventi renali e cardiovascolari in un’ampia gamma di pazienti con CKD con e senza diabete.

Lo studio è un trial multinazionale, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, controllato con placebo, che ha arruolato circa 4.300 pazienti, di età pari o superiore a 18 anni, da 386 centri in 21 paesi. L’età media dei partecipanti era di 61,8 anni e il 66,9% era di sesso maschile. Un totale di 2.906 (67,5%) pazienti avevano il diabete di tipo 2.

I risultati hanno mostrato una riduzione del 39% del rischio di progressione della malattia renale e di morte (endpoint primario), simile nei diabetici e non diabetici.

“DAPA-CKD diventerà una pietra miliare nella storia della Nefrologia. Tali dati, rilevanti su tutti gli endpoint e ampiamente rappresentativi, sono di enorme importanza per la Comunità Scientifica Nefrologica che auspica, quanto prima, di poter prescrivere questi farmaci – ha commentato Luca De Nicola, professore ordinario di Nefrologia presso l’Università “Vanvitelli” di Napoli – A ciò si aggiunge il bisogno di agire precocemente sull’elevato numero di pazienti ad alto rischio che non sono tuttora consapevoli del proprio stato di malattia, favorendo un coinvolgimento tempestivo del Nefrologo, che possa trattarli con i migliori farmaci disponibili”.

Dapagliflozin potrebbe cambiare il paradigma della terapia della malattia renale cronica

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Ultimo aggiornamento il 3 Settembre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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