I medici e la Digital health, prima e dopo Covid-19

«Il nostro sistema sanitario è stato messo a dura prova dalla pandemia di Coronavirus e ha così rilevato una serie di limiti, in termini di costo di vite umane. Diventa quindi necessario capire cosa si è imparato da questa crisi, quali sono le evidenze e le priorità su cui agire» – ha affermato Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, in coda al Convegno “Connected care ed emergenza sanitaria: cosa abbiamo imparato e cosa fare adesso?”, tenutosi recentemente on line, dove sono stati presentati i dati della ricerca sulla Connected Care nell’emergenza Covid-19.

Cosa abbiamo imparato e cosa possiamo fare ora?

“Dalla discussione, in occasione del convegno e dai dati dalla ricerca dell’Osservatorio, emergono 4 importanti evidenze in cui da tempo si lavorava, – ha illustrato Mariano Corso, – ma che la pandemia ne ha messo in evidenza l‘urgenza e la priorità: bisogna investire sul territorio per potenziarne i servizi, attraverso la continuità di cura, che consente di orientare meglio i pazienti nei loro passaggi attraverso i vari setting socio assistenziali.

La seconda evidenza, –  ha sottolineato Mariano Corso, – è il ruolo decisivo che il digitale può garantire per permettere la continuità di cura di tutti i pazienti, in particolare nei pazienti cronici che rappresentano una fetta estremamente importante dei costi per il nostro Sistema Sanitario Nazionale. Normare, portare a sistema le applicazioni di Telemedicina e inserire con decisione gli strumenti digitali nel sistema sanitario costituisce ormai un’urgenza.

Terzo elemento da considerare è quello di raccogliere e valorizzare i dati del paziente lungo tutto il percorso della connected care. I dati offrono la possibilità di poter fare delle analisi predittive per anticipare fenomeni come quelli che abbiamo dovuto fronteggiare. Partire con ciò che è stato fatto durante l’emergenza, e ad esempio, portare a sistema il Fascicolo Sanitario Elettronico, che rappresenta un pilastro nella strategia digitale, cui la effettiva disponibilità avrebbe avuto un grandissimo valore.

Quarto ed ultimo elemento, emerso dalla ricerca, – conclude Mariano Corso, – è la disomogeneità della governance del sistema sanitario, che rappresenta una vera criticità. Risulta quindi necessaria l’individuazione di nuovi meccanismi di orchestrazione tra le diverse regioni, ripensare l’organizzazione e la governance del Servizio Sanitario per renderlo più integrato e resiliente”.

I medici e la Digital health: prima e dopo Covid-19

L’emergenza Covid19 ha costretto i Medici di Medicina Generale (MMG) a ridurre i flussi di pazienti presso il proprio studio e aumentare la reperibilità telefonica. Il sondaggio condotto su un campione di 740 MMG dall’Osservatorio, in collaborazione con la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), evidenzia che proprio il consulto telefonico è stata l’attività più impattata dall’emergenza (indicata dal 93% del campione), seguita dalla necessità di riorganizzare le attività dello studio per limitare il contagio (86%), dalla modifica della relazione con il paziente (75%) e delle modalità di valutazione clinica dei problemi (73%) e dal bisogno di utilizzare più di un canale per gestire il rapporto col paziente (72%).

Il 51% dei MMG intervistati ha lavorato da remoto durante l’emergenza e nel complesso l’esperienza è stata positiva sia per quanto riguarda la condivisione delle informazioni (63% dei MMG) sia rispetto alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre la difficoltà principale è stata conciliare lavoro e vita privata (il 38% ha valutato negativamente questo aspetto).

Il 40% dei medici di famiglia ritiene che questa esperienza sarà utile anche a emergenza finita, a patto che siano potenziati gli strumenti per lavorare da remoto e comunicare con i pazienti. Gli strumenti digitali di cui i medici di famiglia hanno sentito più bisogno in questa fase sono stati lo smartphone per comunicare con i pazienti e con altri medici (indicato dal 72%), il PC portatile (61%) e i servizi per accedere alle applicazioni e ai documenti da remoto attraverso VPN (60%), seguiti da strumenti per la condivisione e archiviazione di documenti (51%), soluzioni di virtualizzazione di desktop e applicazioni (48%), tablet (47%) e strumenti per le call-conference (41%).

La maggior parte disponeva di smartphone (88%) e PC portatile (73%), mentre solo il 47% aveva accesso a una connessione di rete sicura (VPN), il 27% agli strumenti di call-conference e il 23% a quelli per la virtualizzazione di desktop e applicazioni. Gli strumenti su cui vorrebbero investire in futuro sono proprio le VPN (74%, +27%), le applicazioni per la condivisione e archiviazione dei documenti (78%, +19%) e quelle per le call-conference (62%, +35%) e la virtualizzazione del desktop (55%, +32%).

Le piattaforme di collaboration

«L’emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell’opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate –ha affermato Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Oltre al 13% dei MMG e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro, anche se sono ancora molti i medici contrari (31% degli MMG e 40% degli specialisti) che probabilmente non hanno ancora compreso se questi strumenti possano essere utilizzati nella pratica clinica. In alcune specialità è ancora necessario il contatto fisico. Affinchè si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali».

«Presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, – ha specificato Chiara Sgarbosa, – sono stati utilizzati strumenti di collaboration, già presenti nell’istituto, per offrire un servizio di Televisita ai pazienti assistiti nell’ambito di diverse specialità neurologiche (Sclerosi Multipla, Parkinson, neurologia infantile) per visite di controllo a pazienti già noti.

Per quanto riguarda la formazione, – ha aggiunto Chiara Sgarbossa, – la migliore, in ambito digital health, dovrebbe essere già introdotta in ambito universitario, ma  sarebbe comunque opportuno che ci sia formazione on the job e che il tema della digital health sia inserito nei corsi di aggiornamento professionale e nei programmi dei congressi a cui partecipano i medici »

Telemedicina: avanti tutta!

Rimasta a lungo poco diffusa e a livello di semplice sperimentazione, la Telemedicina stava già crescendo nel 2019, ma con l’emergenza sanitaria ha registrato un vero e proprio boom di interesse fra gli operatori del settore. «Il Covid19 ha dato un’accelerazione alla Telemedicina che sarà difficile ignorare in futuro, con l’interesse per le sue diverse applicazioni cresciuto in doppia cifra e molte strutture che si sono attivate per offrire prestazioni da remoto anche ai pazienti non malati di Covid –  ha affermato Cristina Masella, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. I medici hanno compreso come la Telemedicina possa rappresentare un alleato importante per mantenere un contatto più costante e appropriato con i pazienti, in questa fase di emergenza, ma anche nel futuro»

I medici di medicina generale sono i più convinti: uno su tre già utilizzava almeno una soluzione di Telemedicina prima dell’emergenza, il 62% di quelli che non la applicavano lo farà in futuro e solo il 5% è contrario.

Tre specialisti su quattro ritengono che la Telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza, ma ancora il 30% di loro si dice contrario al loro uso, contro il 34% che già li utilizzava e il 36% che si è convinto dei benefici e intende applicarli in futuro.

I servizi di Telemedicina che più attirano l’interesse dei medici sono il Tele-consulto con uno specialista (88% degli MMG, 64% dei specialisti), il Tele-consulto con un medico di medicina generale (76% MMG, 52% specialisti) e il Tele-monitoraggio (74% MMG, 47% specialisti), seguiti dalla Tele-Assistenza (72% MMG, 32% specialisti) e dalla Tele-Cooperazione (60% MMG, 47% specialisti).

Mediamente, secondo i Medici di Medicina Generale, si potrebbe svolgere attraverso strumenti digitali il 30% delle visite a pazienti cronici e il 29% delle visite ad altre tipologie di pazienti, mentre per i medici specialisti queste percentuali scendono rispettivamente al 24% e al 18%.

 

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Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.