Il ruolo della Cardiologia nell’emergenza COVID-19

di Carlo Campana
Direttore S.C. Cardiologia – UTIC
ASST – Lariana Ospedale Sant’Anna

Le ultime settimane dominate dai crescenti problemi clinico ed organizzativi causati dalla pandemia COVID-19 non hanno tuttavia nascosto un elemento epidemiologico importante, la severa riduzione degli accessi in Pronto Soccorso per patologie cardiovascolari ed in particolare  per infarto miocardico acuto.

Uno studio osservazionale condotto presso un campione di 50 UTIC e promosso dalla Società Italiana di Cardiologia  ha registrato nel periodo compreso tra 12 e 19 marzo 349 ricoveri, circa la metà rispetto ai 693 rilevati nel medesimo periodo del 2019.

Il rilievo di una riduzione così importante nell’ambito del ricovero in urgenza induce a considerare diverse ipotesi eziologiche:

  1. riduzione reale degli eventi correlata a variazioni repentine dello stile di vita, in particolare in presenza di una franca riduzione dello stress lavoro-correlato e dello stress correlato alle dinamiche di trasporto (pendolarismo, viaggi legati al lavoro stesso).
  2. riduzione dei livelli di inquinamento ambientale in particolare per il PM10 e per l’anidride solforosa. Negli ultimi anni numerose evidenze di studi osservazionali hanno sottolineato una stretta relazione temporale tra inquinamento e malattie cardiovascolari (1)
  3. temibile riduzione degli accessi in Pronto Soccorso e negli ambulatori specialistici per visite a tipo urgenza differibile/prioritarie, da attribuire alla paura dei pazienti di accedere in ospedale e contrarre l’infezione da COVID-19.

In tale contesto è importante che si proceda ad una campagna di sensibilizzazione sulla popolazione finalizzata a ricordare la necessità di diagnosi e terapia precoci nelle malattie cardiovascolari ed in particolare nelle sindromi coronariche acute; l’omessa o la ritardata diagnosi si correlano con un aumento di mortalità  in fase acuta e anche nelle fasi successive.

Gli ospedali si sono organizzati fin dall’esordio della pandemia COVID-19 con percorsi di accesso separati nei Pronto Soccorso per i pazienti COVID-19 o sospetti tali e per gli altri malati.

Per quanto riguarda le attività cardiologiche si è registrata una profonda riorganizzazione finalizzata a destinare risorse per ricoveri (letti in area intensiva come l’UTIC ed in area di degenza ordinaria cardiologica) a pazienti Covid-19, riducendo pertanto in modo significativo i ricoveri cardiologici in emergenza-urgenza e sospendendo temporaneamente i ricoveri in elezione.

La diminuita affluenza, registrata nei Pronto Soccorso, di pazienti con patologie cardiovascolari, al di là delle necessarie interpretazioni delle reali cause, ha certamente favorito tali riassetti; d’altra parte il sistema organizzativo ha risposto con adeguate contromisure sia a livello di rete (regionale, interprovinciale) che locale.

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono stati identificati poli ospedalieri con funzione di “hub” per la centralizzazione interprovinciale di pazienti provenienti dal territorio e quindi drenati dal Servizio SSEum 118 per quanto riguarda patologie acute cardiovascolari “tempo-dipendenti” come le sindromi coronariche acute. Un analogo approccio ha riguardato l’identificazione di un numero limitato di poli ospedalieri attivi per la cardiochirurgia, sempre intesa per prestazioni di emergenza-urgenza (2).

Sotto il profilo di riorganizzazione locale, si è maturata da subito piena consapevolezza che molti pazienti con patologie cardiovascolari croniche avanzate e spesso con comorbidità, in genere sottoposti a follow-up ambulatoriali molto stretti, rappresentavano la popolazione più a rischio di instabilizzazione clinica; a tal fine sono stati attivati dei monitoraggi telefonici periodici (settimanali/quindicinali) al fine di verificarne le condizioni ed eventualmente definire l’accesso per una visita (profilo B o U) o un accesso terapeutico in DH.

Quest’ultimo istituto è stato mantenuto nelle sue potenzialità, in parte anche rinforzato, garantendo l’accesso ai pazienti che effettuano in particolare terapie infusionali nell’ambito dello scompenso cardiaco cronico (terapia con farmaci inotropi, inodilatatori, diuretici, ecc.).

I controlli in monitoraggio remoto di molti dispositivi medici (ICD, pacemaker di resincronizzazione cardiaca, monitor cardiaci impiantabili (ILR), hanno confermato un ruolo irrinunciabile permettendo ai medici di analizzare periodicamente a distanza le caratteristiche tecniche di funzionamento del dispositivo stesso ed eventuali eventi clinici di rilievo; per altri pazienti con dispositivi medici non dotati di monitoraggio remoto sono stati mantenuti controlli ambulatoriali, soprattutto per quei pazienti i cui dispositivi presentavano ormai ridotta autonomia del generatore o sospetti di possibile inadeguato funzionamento degli elettrocateteri.

Questo riassetto organizzativo logistico e delle attività ha corrisposto anche una significativa riduzione dei cardiologi attivi nell’ambito della loro disciplina, con un numero consistente dei colleghi presenti in organico deviati nelle attività dei reparti COVID-19, dove le peculiarità di competenza del cardiologo, a fianco in prima istanza di intensivisti, infettivologi e pneumologi, è particolarmente richiesta.

All’’impegno di oggi, in un contesto organizzativo dominato da problemi importanti quali il crescente numero di pazienti COVID-19 ricoverati con le implicazioni di ordine clinico ed infettivo-epidemiologico che ne conseguono, deve corrispondere un’adeguata attenzione, attuale e prospettica, che permetta di affrontare efficacemente la prevedibile ripresa di accessi ospedalieri ed ambulatoriali di pazienti con patologie cardiologiche.

Riferimenti bibliografici

1. Vidale S, Campana C: Ambient air pollution and cardiovascular diseases: from bench to bedside. Eur J Prev Cardiol 2018; 25 (8): 818-825.

2. Stefanini GG, Azzolini E, Condorelli G: Critical organizational issues for cardiologists in the COVID-19 outbreak: a frontline experience from Milan, Italy. Circulation 2020:24;doi:10.1161/CIRCULATIONAHA.120047070.

Ultimo aggiornamento il 16 Aprile 2020 di: Alessandro Visca

Carlo Campana

Cardiologo, primario dell'Ospedale Sant'Anna di Como

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