Le conseguenze nascoste del COVID-19 per i malati cronici e non

Secondo un recente monitoraggio del Ministero della Salute e del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio a novembre in Italia c’è stata un’impennata media del 75% nella mortalità giornaliera, ma non si tratta solo di decessi da Covid-19 che ha mietuto vittime soprattutto fra i pazienti fragili over 65, bensì dei decessi totali dovuti a tutte le patologie: manca ancora un conteggio differenziale completo,  ed è verosimile ritenere che il Covid-19 abbia avuto quantomeno un ruolo concausale. Il valore totale dei decessi è comunque preoccupante dato che l’ultima volta che si sfiorava la soglia dei 700mila decessi era il 1944 in piena guerra mondiale.

Le città più colpite sono state Torino (+111%), Genova (+96%) e Milano (+83%). Un forte aumento (in media +46%) si è registrato anche al Centro-Sud, in particolare a Roma e Bari (+58%), Perugia (+66%) e Palermo (+67%), per un totale nazionale di oltre 700mila decessi complessivi.

Di questo eccesso di mortalità e della sua relazione con il COVID-19 si è discusso tanto, ma l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla relazione diretta o indiretta tra il virus e i decessi. Un altro interessante punto di discussione, meno approfondito ad oggi, è quanto, di quell’eccesso di mortalità osservato, sia correlato alla mancata prevenzione o al mancato trattamento di patologie pre-esistenti o di nuova insorgenza e indipendenti dall’infezione da SARS-CoV-2.

Per capire quale potrebbe essere la dimensione del problema basta dare uno sguardo ad alcuni dati:

CHIRURGIA Un recente rapporto dell’ACOI, l’Associazione dei chirurghi ospedalieri indica che durante l’emergenza sanitaria in Italia sono stati rimandati il 75% dei ricoveri ordinari cosicché per la Fase-2 se ne sono accumulati 410mila che andranno in qualche modo riprogrammati.

ONCOLOGIA Secondo il Sondaggio IQVIA sull’impatto della pandemia da coronavirus sulla cura del cancro in Italia, diagnosi e biopsie dei pazienti oncologici risultano ridotte del 52%, le visite settimanali sono diminuite del 57% e i ritardi negli interventi chirurgici sono invece aumentati del 64%.

CARDIOLOGIA  Secondo uno studio della Società Italiana di Cardiologia, durante l’emergenza COVID-19 la mortalità per infarto, che di base si mantiene in Italia nell’ordine dei 260mila decessi all’anno, è triplicata, passando dal 4,1 al 13,7%. Nel 39% dei casi il decesso è da attribuire a ritardato intervento che fa perdere quelle che in caso di ictus vengono definite golden hours equivalenti a 60 minuti dall’esordio dei primi sintomi entro i quali occorre intervenire se non si vogliono rischiare seri danni.

Anche i ricoveri legati a patologie cardiovascolari sono notevolmente diminuiti nel corso del 2020. In particolare i ricoveri per scompenso cardiaco, hanno subito un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno, mentre quelli per fibrillazione atriale hanno avuto una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019. E’ stata inoltre registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare.

Questi dati, sommati a quelli che si leggono sull’aderenza alle terapie croniche, messa anche questa in difficoltà dalla prolungata emergenza sanitaria, dipingono un quadro preoccupante. Il mancato controllo delle patologie croniche, legato ai ritardi nella diagnosi e nella somministrazione di terapie o interventi salvavita, potrebbe andare ad aggravare quell’eccesso di mortalità che già osserviamo a causa del COVID-19.

E’ importante, quindi, stimolare la consapevolezza e la riflessione su questa problematica e adottare al più presto tutti i comportamenti necessari a ridurne l’impatto, a cominciare da una maggiore attenzione all’aderenza terapeutica.

Ultimo aggiornamento il 21 Dicembre 2020 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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