Nuove evidenze sul rapporto tra microbiota intestinale e depressione

Due studi presentati al 33° congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) portano nuove evidenze sulla relazione tra microbiota intestinale e disturbi dell’umore, in questo caso il focus è sulla depressione maggiore.

Nel primo studio, presentato dalla Fondazione IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG), analizzando le feci di pazienti depressi e controlli sani i ricercatori hanno trovato differenze significative nel profilo batterico dei pazienti depressi rispetto a quelli senza malattia e anche fra pazienti che non rispondono al trattamento con antidepressivi e pazienti responder.

Nel secondo studio dell’University College di Cork (Irlanda) un gruppo di soggetti sani che ha seguito una dieta “psicobiotica”, ossia un’alimentazione ricca di frutta, verdura e cibi fermentati ha mostrato migliori punteggi di stress, ansia e depressione auto-riferiti rispetto a pazienti che hanno ricevuto solo consigli dietetici.

Il microbiota segnala la depressione

Nello studio italiano i ricercatori hanno reclutato 34 pazienti con depressione maggiore (di età compresa tra 18 e 70 anni) che erano in una fase eutimica e non presentavano comorbidità che potessero influenzare il microbiota intestinale.

Di questi 8 pazienti erano resistenti al trattamento, con una scarsa risposta ad almeno due cicli di diverse classi di antidepressivi, mentre 19 erano sensibili al trattamento e sette erano naive al trattamento. I ricercatori hanno anche reclutato 20 individui sani con le stesse caratteristiche di base come gruppo di controllo.
Il sequenziamento genomico di batteri ottenuti da campioni di feci ha mostrato che era possibile distinguere tra pazienti con depressione maggiore e individui sani, specialmente a livello di famiglia, genere e specie.

In particolare, c’erano differenze significative nelle famiglie Paenibacillaceae e Flavobacteriaceaea, per il genere Fenollaria e le specie Flintibacter butyricus, Christensenella timonensis ed Eisenbergiella massiliensis.

Alcune famiglie di batteri erano più comuni nei pazienti resistenti al trattamento, altre in quelli responder. Inoltre, diversi batteri sono stati trovati solo nel microbiota di pazienti con depressione resistente al trattamento, mentre altri sono stati osservati solo in pazienti che rispondono al trattamento. Ciò ha permesso di discriminare non solo tra pazienti resistenti al trattamento e pazienti responsivi, ma anche tra questi due gruppi di pazienti e controlli sani.

“I risultati del nostro studio – spiega Andrea Fontana dell’Unità di Biostatistica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza -​ confermano che la disbiosi intestinale è un segno distintivo della diperssione, e suggerisce che il microbiota intestinale dei pazienti con depressione resistente al trattamento differisce significativamente dai responder agli antidepressivi “.

Lo dieta psicobiotica

Nello studio irlandese i ricercatori hanno assegnato in modo casuale volontari sani con un’alimentazione relativamente scorretta a un gruppo di dieta psicobiotica di 4 settimane (n = 21) o a un gruppo di controllo (n = 19).

Agli individui del gruppo psicobiotico è stato detto di seguire una dieta ricca di alimenti prebiotici, come frutta e verdura, fibre tra cui cereali integrali e legumi e cibi fermentati. Il gruppo di controllo è stato istruito sulle linee guida irlandesi per un’alimentazione sana.

Sono stati raccolti campioni di feci e saliva e i partecipanti hanno completato diversi questionari sulla salute mentale, nonché un diario alimentare di 7 giorni. Inoltre sono stati sottoposti a misurazioni della pressione utili per valutare il livello di stress.

I due gruppi (quello che ha seguito la dieta e quello di controllo) hanno entrambi regolato l’apporto di calorie, con una maggiore assunzione di fibre vegetali nel gruppo che seguiva la dieta.

Gli individui nel gruppo dietetico hanno mostrato diminuzioni significative nei punteggi sulla scala dello stress percepito (P = .002) e sul Beck Depression Inventory (P = .007) durante lo studio, un effetto che non è stato trovato nel gruppo di controllo.

I ricercatori irlandesi concludono che un intervento dietetico mirato al microbiota “può migliorare le sensazioni soggettive di stress e depressione in una popolazione sana”. Tuttavia, chiarire il “contributo dell’asse microbiota-intestino-cervello sulla risposta di segnalazione agli interventi dietetici” richiederà ulteriori studi sul sequenziamento del microbiota e sulle misure biologiche dello stress, aggiungono. Questo approccio “contribuirà alla comprensione dei benefici di una dieta psicobiotica su stress e ansia.”

 

Ultimo aggiornamento il 5 Ottobre 2020 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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