Obesità e sovrappeso, quale dieta funziona davvero?

L’obesità, considerata dall’OMS uno dei principali problemi di salute dei paesi sviluppati, costituisce un fattore di rischio o una condizione sfavorevole per numerose patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari. I primi dati clinici sembrano indicare una maggiore suscettibilità e prognosi sfavorevoli per i soggetti obesi anche per l’infezione da SARS-CoV-2 .

Una nuova ricerca appena pubblicata sul British Medical Journal ha esaminato una grande mole di dati, per capire gli effetti dei più diffusi programmi dietetici e delle più popolari diete commerciali (ossia proposte con un marchio registrato) sulla riduzione del peso e sulla salute cardiovascolare di soggetti obesi o sovrappeso.

Lo studio è stato curato da un team internazionale che comprende nutrizionisti, biologi e medici specialisti di Stati, Uniti, Canada e Svizzera. Secondo diversi commentatori si tratta del più ampio confronto tra vari regimi dietetici finora effettuato su dati controllati.

La ricerca

Lo studio ha incluso 121 trials con 21.942 pazienti con un’età media di 49 anni, sottoposti a 14 regimi dietetici diversi e 3 diete di controllo. Sono stati valutati la perdita di peso riportata da ciascun gruppo di pazienti e le variazioni dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (colesterolo HDL e LDL, pressione arteriosa, proteina C reattiva).

Nella valutazione dei risultati i ricercatori hanno tenuto conto delle differenze nella progettazione degli studi e nella loro qualità. Hanno classificato le diete in base ai macronutrienti, come per esempio il  contenuto di carboidrati e di grassi. Tra le 14 varianti erano presenti anche i regimi alimentari più noti come la dieta mediterranea e la dieta DASH.

I risultati

L’analisi dei dati ha mostrato che tutte le diete a basso contenuto di carboidrati e povere di grassi hanno avuto un effetto simile a sei mesi sulla perdita di peso (con un calo di circa 4-5 kg) e sulla pressione arteriosa con una moderata riduzione della pressione sistolica (5,14 mm Hg) e  diastolica (3,21 v 2,85 mm Hg). Le diete con una moderata riduzione dei macronutrienti hanno funzionato un po’ meno bene.

Per la riduzione del colesterolo LDL si sono dimostrate meno efficaci le diete a basso contenuto di carboidrati rispetto a quelle a basso contenuto di grassi e alle diete con moderata riduzione di macronutrienti. Tuttavia riducendo i carboidrati sia ha un incremento di colesterolo HDL, non riscontrato con le altre diete.

Tra le diete con un marchio quelle più efficaci a sei mesi per la riduzione del peso e della pressione sanguigna rispetto sono risultate al dieta Atkins (peso 5,5 kg, pressione sistolica 5,1 mm Hg, pressione diastolica 3,3 mm Hg), DASH (3,6 kg, 4,7 mm Hg, 2,9 mm Hg, rispettivamente) e la dieta a Zona (4,1 kg, 3,5 mm Hg, 2,3 mm Hg, rispettivamente). Nessuna dieta ha migliorato significativamente i livelli di colesterolo HDL o proteina reattiva C a sei mesi.

Infine un dato importante viene dalla rivalutazione a 12 mesi. A un anno distanza la riduzione del peso in media si è limiatat a 1,5 kg e solo con la dieta mediterranea si sono conservati i benefici per i fattori di rischio cardiovascolare.

Il commento

In editoriale di commento, firmato da Helen Truby e Terry P. Haines del dipartimento di Nutrizione della Monash University di Melbourne (Australia) si ricorda che l’efficacia di ogni intervento dietetico varia da persona a persona. In ogni caso, scrivono gli autori, anche modesti cambiamenti di peso hanno effetti benefici sulla salute e dovrebbero essere incoraggiati.

Gli autori evidenziano che il confronto di una grande varietà di diete popolari non ha evidenziato “nessun chiaro vincitore”. Questo dovrebbe spostare il focus dalla scelta di una particolare dieta al modo migliore per mantenere a lungo termine una riduzione del peso, sia attraverso le scelte alimentari sia con l’esercizio fisico.

La raccomandazione rivolata ai medici è quella di dedicare più impegno a pubblicizzare l’alimentazione sana e i vantaggi di consumare più verdure, legumi e cereali e meno zuccheri, sale e alcool aggiunti.

 “Se vogliamo cambiare la tendenza al sovrappeso  di intere popolazioni- concludono gli autori – dovremmo imparare di più dalle società che commercializzano diete e dal modo in cui riescono a convincere e coinvolgere i loro clienti.”

 

 

Ultimo aggiornamento il 20 Aprile 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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