Pandemia e burn out, i medici delle cure primarie sono i più esposti

I medici delle cure primarie (MMG, PLS, Odontoiatri), gli anestesisti e rianimatori, insieme ai farmacisti e farmacisti ospedalieri sono i professionisti che sono stati più esposti al rischio di esaurimento psicofisico (burn out). Il quadro emerge con chiarezza da una ricerca svolta ell’arco temporale che va dal 23 marzo al 24 aprile da Medipragma, istituto di statistiche che opera nel campo della salute.

Nel periodo più di maggiore impatto del Covid-19 sui nostri medici, è stato somministrato un questionario a un campione di 1.122 medici, distribuito su tutto il territorio nazionale.

In un primo tempo sono gli specialisti dell’area delle emergenze e rianimazione e dei farmacisti a ritenere molto alto il livello di pericolosità, contagiosità e letalità del nuovo coronavirus. In una seconda analisi, distante 15 giorni dalla prima,  sono i medici delle cure primarie, delle emergenze e rianimazione e i farmacisti a cambiare valutazione, ritenendo più grave il livello di pericolosità, contagiosità e letalità  del nuovo coronavirus.

Sono 4 gli elementi su cui si concentrano le preoccupazioni dei medici:

  • La situazione finanziaria nazionale ed internazionale;
  • L’organizzazione sanitaria;
  • La condizione dell’occupazione;
  • La salute fisica della popolazione.

«Il rischio di contagio da coronavirus è stato molto alto per i medici ambulatoriali – riferisce la dott.ssa Antonella Limonta, Medico Ambulatoriale, specializzata in malattie dell’apparato respiratorio, – solo i dispositivi di protezione individuale: mascherine, guanti, visiere, tute etc… ci hanno messo ‘in sicurezza’, ma questo ha creato stress emotivo anche nei pazienti. Riguardo all’organizzazione sanitaria all’inizio non si capiva come dovesse cambiare e quindi lo stress era alto, solo in seguito, avendo capito come il tutto andava fronteggiato, lo stress si è ridotto. Anche la condizione dell’occupazione, costituisce per me una fonte di preoccupazione così come la sicurezza sociale e la salute pubblica».

«Il Covid-19 ha rappresentato un cambio epocale del modo di lavorare, –  afferma il dott. Alessandro Politi, Medico di Medicina Generale, Presidente Provinciale di Milano della SIMG – Società Italiana di Medicina Generale – il sentimento prevalente è quello del sentirci abbandonati dalle istituzioni sanitarie che non ci hanno supportato in maniera adeguata. Noi ci siamo organizzati da soli con gruppi facebook, gruppi whatsapp ci siamo scambiati notizie, informazioni utili, esperienze fatte sul campo».

«Il rischio burn out è aumentato proporzionalmente all’aumentare del carico di lavoro burocratico e quindi da un’insoddisfazione di fondo al tempo sottratto alla pratica clinica. Lo stress è anche stato spesso alimentato dal confronto con l’autorevole parere, si fa per dire, di dottor Google che spesso, il paziente porta con sé e il dover dimostrare di essere più bravi di internet. Adesso, – afferma Politi, – in una scala percentuale, il rischio burn out ‘pesa’ per il 60% il web e per il 40 % la burocrazia».

Come fare per alleggerire questo carico?

«Innanzi tutto, sarebbero opportune le fonti certificate delle informazioni con tema salute e medicina, sia sul web, sia su tutta la stampa: una sorta di ‘bollino qualità dell’informazione’. Non tutti, nell’ambito della salute si possono permettere di dire qualsiasi cosa.» Conclude Politi.

 

Ultimo aggiornamento il 22 Giugno 2020 di Alessandro Visca

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.