Prevenzione, i cambiamenti nella durata del sonno come indicatori di rischio

Un cambiamento significativo della durata abituale del sonno potrebbe indicare un rischio maggiore di eventi cardiovascolari, come infarto e ictus. Lo suggerisce un nuovo studio da poco pubblicato su JAMA Network Open.

La ricerca iniziata nel 2006, è stata condotta su una coorte di 52.599 adulti cinesi (età media al basale, 52,5 anni), 40.087 (76,2%) erano maschi e 12.512 (23,8%) erano femmine. Alla partenza dello studio i partecipanti erano senza fibrillazione atriale, infarto miocardico, ictus o cancro. Lo studio si è concluso nel 2010. A intervalli di due anni i partecipanti hanno segnalato la durata abituale del sonno e le variazioni. Con diversi modelli statistici i ricercatori hanno identificato le traiettorie del sonno nell’arco di 4 anni, confrontandoli con gli eventi cardiovascolari.

Le traiettorie sono state classificate come:

  • sonno normale stabile (da 7,4 a 7,5 ore) (n = 40 262)
  • sonno normale decrescente (diminuzione media da 7,0 a 5,5 ore) (n = 8074)
  • sonno scarso in aumento (media aumento da 4,9 a 6,9 ore) (n = 3384)
  • sonno scarso  stabile (da 4,2 a 4,9 ore) (n = 879).

Durante un follow-up medio medio di 6,7 anni, 2361 persone sono morte e 2406 hanno avuto un evento cardiovascolare.

Le persone con un sonno abitualmente inferiore alle cinque ore hanno un rischio di morte più elevato di una volta e mezza (HR 1,50; IC 95%, 1,07-2,10) rispetto alle persone con sonno normale e un rischio più alto di eventi cardiovascolari (HR 1,47; IC 95%, 1,05-2,05).

Anche una tendenza a dormire meno ore può indicare un aumento del rischio cardiovascolare (HR, 1,34; IC al 95%, 1,15-1,57) e un leggero aumento del rischio c’è anche in chi ha una traiettora di sonno crescente  (HR 1,22; IC 95%, 1,04-1,43).

Gli autori concludono che i modelli longitudinali di durata del sonno possono aiutare a identificare in modo più preciso diversi gruppi a rischio di eventi cardiovascolari. Le persone che dichiarano di dormire costantemente meno di 5 ore a notte dovrebbero essere considerate come una popolazione a rischio più elevato di eventi CV  e mortalità.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.