Psichiatria nutrizionale: si può curare la mente con il cibo?

C’è una relazione fra quello che mangiamo e la nostra salute mentale? Se lo chiedono i ricercatori del Nutrition Network dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) in uno studio in cui fanno il punto sulle evidenze scientifiche attualmente esistenti riguardo l’approccio dietetico ai disturbi dell’umore e alle alterazioni  delle facoltà cognitive.

Per quanto riguarda la domanda iniziale i ricercatori ricordano che ci sono evidenze della correlazione tra una dieta povera (carente di nutrienti essenziali) e l’esacerbazione dei disturbi dell’umore, inclusi ansia e depressione, nonché di altre condizioni neuropsichiatriche.

Esistono poi convinzioni diffuse sugli effetti sulla salute mentale di alcuni alimenti, che però non sono ancora supportate da solide prove scientifiche. C’è un campo di studi ancora in gran parte da esplorare, che gli autori definiscono “psichiatria nutrizionale”.

Lo studio

In questa indagine, pubblicata su European Neuropsycopharmacology gli autori hanno citato, tra gli esempi di interventi dietetici con effetti provati la dieta chetogenica (ricca di grassi e con pochi carboidrati) nell’epilessia infantile. Ci sono prove evidenti che questo regime dietetico può ridurre le convulsioni nei bambini con epilessia.

In un settore meno specifico, come quello dei disturbi dell’umore e delle patologie correlate, gli autori hanno trovato convincenti le evidenze sulla dieta mediterranea come fattore di protezione dalla depressione e dall’ansia. Inoltre, esiste un forte legame tra carenza di vitamina B12 e un aumentato rischio di affaticamento, depressione e problemi di memoria.

Non ci sono invece prove convincenti che diete speciali o integratori di vitamina D siano realmente efficaci per mitigare i sintomi dell’autismo o del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Il futuro degli studi su dieta e salute mentale

Gli autori sottolineano che gli studi sugli effetti dell’intervento dietetico sono sono spesso limitati metodologicamente a causa di campioni con caratteristiche eterogenee, mancanza di biomarcatori per stratificare adeguatamente il campione studiato, piccole dimensioni del campione, studi condotti non in doppio cieco.

In futuro andranno quindi approfonditi gli effetti della dieta e delle varie componenti nutrizionali sui processi metabolici e cellulari, sui circuiti neurali, sui processi cognitivi ed emotivi,  oltre che sull’intero organismo. In parallelo occorrerà testare gli interventi dietetici con maggiore probabilità di successo in ampi studi clinici controllati e randomizzati.
Infine gli autori ricordano che i rischi che riguardano la salute mentale variano in base alla fascia d’età, alle caratteristiche individuali e sono influenzate dal background genetico, dal livello culturale e dall’ambiente esterno. Anche le esigenze nutrizionali cambiano nel corso vita.

Quindi per fornire raccomandazioni dietetiche che migliorino la salute mentale, partendo dalle conoscenze generali bisognerà arrivare a un’alimentazione sempre più personalizzata.

Nella figura è riassunto un quadro dei fattori che entrano in gioco nello studio degli effetti della dieta sulla salute mentale

Fonte: European Neuropsycopharmacol, 2020, mod.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.