SINuC e SIAARTI, raccomandazioni per il trattamento nutrizionale dei pazienti Covid-19

Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) hanno pubblicato le “Raccomandazioni per il trattamento nutrizionale di pazienti affetti da Covid-19 ricoverati nei reparti di terapia intensiva e sub-intensiva”.

Il documento messo a punto da un gruppo di lavoro multidisciplinare è basato sulle evidenze disponibili. In particolare, le recenti linee guida ed expert statements ESPENed ESICM al fine di fornire agli operatori coinvolti nel trattamento multimodale dei pazienti critici e post-critici adulti affetti da COVID-19 alcune utili indicazioni sulle modalità di trattamento nutrizionale.

Le caratteristiche cliniche dei pazienti critici COVID-19 evidenziano una diffusa malnutrizione. La cura della nutrizione è vitale, in particolare nei pazienti con infezioni e insufficienza d’organo. La sepsi è solo una delle numerose aree terapeutiche in cui il supporto nutrizionale è stato associato a una riduzione della durata in terapia intensiva e della mortalità.

I pazienti ricoverati malnutriti sono associati a costi ospedalieri più elevati,degenze prolungate e aumento della mortalità. L’espansione e la sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva, richiede inevitabilmente una pianificazione e ristrutturazione dei servizi dietetici, di supporto agli intensivisti.

Mentre la maggior parte delle persone con COVID-19 sviluppa una malattia lieve o non complicata, circa il 14% sviluppa una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale e il supporto dell’ossigeno e il 5% richiede l’ammissione in un’unità di Terapia Intensiva. Nei casi più gravi, COVID-19 può essere complicato da sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), sepsi e shock settico, insufficienza multiorgano, con interessamento particolare di rene e cuore.

La pandemia virale COVID-19 rappresenta una sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva. L’età avanzata e le co-morbilità sono state riportate come fattori di aumentato rischio di mortalità. È stato anche osservato che la durata mediana della rilevazione dell’RNA virale si attesta intorno ai 20 giorni (IQR 17-24) nei sopravvissuti, ma il virus SARS-CoV-2 risulta rilevabile fino alla morte nei non sopravvissuti. La più lunga durata osservata di diffusione virale nei sopravvissuti è stata di 37 giorni.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.