Avere qualcuno che ci ascolta aiuta a rallentare il declino cognitivo

Avere qualcuno che ci ascolta con interesse e partecipazione può aiutare a conservare meglio la funzionalità del cervello negli anni della vecchiaia. L’indicazione viene da uno studio americano che ha valutato gli effetti di diverse forme di supporto sociale sulle modificazioni del volume cerebrale e delle capacità cognitive nell’invecchiamento. È emerso che la possibilità di avere ascoltatori interessati quando si ha bisogno di parlare è associata a una maggiore capacità di resilienza cognitiva.

I ricercatori sottolineano che la ricerca non ha mostrato associazioni analoghe per altre forme di supporto sociale e quindi da questo studio può venire un’indicazione preziosa per gli interventi psicosociali e le strategie di salute pubblica volte a  promuovere la salute neurocognitiva.

Uno studio sugli effetti delle diverse forme di supporto sociale sulla funzionalità del cervello

Per questa ricerca, pubblicata su Jama Network Open, è stata selezionata una coorte di 2.171 partecipanti con un’età media di 63 anni all’interno della popolazione del Framingham Heart Study (FHS), uno dei grandi studi osservazionali degli Stati Uniti.

Utilizzando scansioni cerebrali e test neuropsicologici i ricercatori hanno valutato l’effetto modificante delle singole forme di supporto sociale sulla relazione tra volume cerebrale e prestazioni cognitive e hanno trovato che l’effetto più significativo sulle funzioni cerebrali era associato a una specifica forma di aiuto: la disponibilità all’ascolto.

Il coordinatore della ricerca Joel Salinas professore di Neurologia presso la NYU Grossman School of Medicine di New York (Usa), spiega: “È possibile mettere in atto comportamenti, per se stessi o per le persone a cui tengono di più, per aumentare le probabilità di rallentare l’invecchiamento cognitivo o prevenire lo sviluppo dei sintomi dell’Alzheimer, una risorsa da non sottovalutare, considerando che non esistono cure per questo malattie”. E aggiunge:

Anche se c’è ancora molto che non capiamo sulle relazioni tra fattori psicosociali come la disponibilità dell’ascoltatore e la salute del cervello, questo studio fornisce indizi su ragioni biologiche concrete per cui dovremmo tutti cercare buoni ascoltatori e diventare noi stessi ascoltatori migliori .”

Avere ascoltatori solidali è importante già decenni prima dell’invecchiamento

I ricercatori sottolineano che gli effetti negativi dell’isolamento sociale si vedono già nei decenni precedenti l’età in cui inizia il declino cognitivo legato all’età. Le persone tra i 40 e i 50 anni con scarsa disponibilità di ascoltatori avevano un’età cognitiva di quattro anni più avanzata di quelli con elevata disponibilità di ascoltatori. Spiega Salinas:

Troppo spesso pensiamo a come proteggere la salute del nostro cervello quando siamo anziani, dopo che abbiamo già perso molto tempo per costruire e sostenere abitudini salutari per il cervello. Già oggi, in questo momento, puoi chiederti se hai davvero qualcuno disponibile ad ascoltarti in modo solidale e chiedere lo stesso ai tuoi cari. Intraprendere questa semplice azione mette in moto il processo affinché tu abbia alla fine maggiori probabilità di conservare la salute del cervello a lungo termine e una migliore qualità di vita.”

Infine Salinas consiglia ai medici di aggiungere una domanda sulla possibilità di essere ascoltati nei colloqui con i pazienti:

Questo tipo di domande sulle relazioni sociali e sui sentimenti di solitudine di una persona possono dire molto sulla condizione sociale di un paziente, sulla sua salute futura e su come stanno davvero fuori dell’ambulatorio”.

 

 

 

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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