Caffè, tutti i possibili benefici di un consumo moderato

In passato si pensava che il caffè potesse essere un rischio per il cuore, oggi gli studi mostrano un moderato effetto protettivo per l’apparato cardiovascolare, con un consumo non eccessivo, oltre a una serie di altri potenziali benefici per la salute. Un lungo articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine traccia un quadro di questi studi sui possibili effetti protettivi di una delle bevande più consumate al mondo , senza dimenticare alcuni rischi.

Nella premessa gli autori ricordano che il giudizio sul caffè è cambiato notevolmente nel corso del tempo. Si è passati dalla preoccupazione per un possibile aumento del rischio di cancro e di eventi cardiovascolari alla ragionevole certezza che un consumo non eccessivo di caffè non comporti nessun aumento complessivo del rischio di malattie non trasmissibili e una buona probabilità di beneficio per il rischio cardiometabolico. Inoltre, sono in aumento i dati che indicano possibili effetti protettivi di questa bevanda rispetto al rischio di sviluppare diverse malattie croniche.

Il primo dato riguarda la mortalità per tutte le cause. Una meta-analisi del 2019 che ha considerato 40 studi per un totale di 3.852.651 soggetti coinvolti, segnala per i bevitori di caffè (fino a 3-4 tazzine al giorno) una minore mortalità per tutte le cause, nel confronto con chi non assume caffeina. Un dato confermato anche dopo aver tenuto conto di fattori di rischio come fumo e consumo di alcol, età e peso corporeo.

Gli effetti positivi sul rischio di diabete di tipo 2

Un’altra meta-analisi del 2009 (18 studi con un totale di 457.922 partecipanti) ha stabilito un’associazione tra consumo di caffè e una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Partendo dal rischio relativo (RR) di diabete di tipo 2 in chi consuma 2-3 tazze di caffè, caffè decaffeinato o tè, i ricercatori hanno trovato un’associazione lineare tra maggior consumo di caffè e riduzione del rischio relativo di diabete: una tazza di caffè in più al giorno corrisponderebbe circa a una riduzione del 7% dell’eccesso di RR di diabete.

Le proprietà antidiabetiche del caffe sono state spiegate in diversi modi. Nei bevitori di caffè si è riscontrata un’attenuazione della resistenza all’insulina e dell’intolleranza al glucosio, un miglioramento della funzione epatica e del metabolismo, con una tendenza alla riduzione della massa grassa e un effetto favorevole sul profilo lipidico.

Marilyn Cornelis, professoressa associata di medicina preventiva nella divisione di nutrizione della Northwestern University Feinberg School of Medicine, precisa:

Ciò che rende unico il caffè sono i polifenoli che contiene, in particolare l’acido clorogenico. Il caffè apporta il maggior contributo di questi particolari polifenoli alla dieta. L’acido clorogenico è associato ad alcuni benefici sul controllo del glucosio che potrebbero spiegare gli effetti protettivi sul diabete di tipo 2″.

Un consumo moderato di caffè non fa male al cuore e potrebbe avere effetti protettivi per l’ictus

Come accennato all’inizio di questo articolo fino agli Ottanta del secolo scorso era diffusa la convinzione che bere caffè potesse mettere a rischio la salute del cuore. Diversi studi hanno dimostrato il contrario. Una revisione sistematica pubblicata nel 2014 sulla rivista Circulation (36 studi con 1.279.804 partecipanti) ha rivelato che un regolare consumo di caffè (da 3 a 5 tazzine al giorno) ha un lieve effetto di riduzione del rischio cardiovascolare e comunuqe anche nei forti bevitori di caffè il rischio CV non sembra aumentato.

Un altro pregiudizio smantellato dagli studi degli ultimi anni riguarda il possibile impatto del caffè sulla pressione sanguigna. Il consumo non eccessivo di caffè non comporta aumenti della pressione, ma addirittura una modesta riduzione del rischio di ipertensione, come dimostrato da una meta-analisi e revisione sistematica pubblicata già nel 2012 e da una più recente meta-analisi pubblicata da Giuseppe Grosso e coll. sulla rivista Nutrients

Le ipotesi che si fanno sui possibili effetti protettivi a livello cardiovascolare riguardano le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie del caffè, oltre alla capacità di ridurre marker di rischio CV, come leptina e proteina C reattiva.

Per quanto riguarda l’ictus i dati sono meno chiari. Una meta-analisi del 2011 ha riportato che l’associazione tra caffè e rischio di ictus era debole, mentre una più recente meta-analisi su 2,4 milioni di partecipanti ha rilevato una riduzione del 21% del rischio di ictus tra coloro che consumano da 3 a 4 tazze di caffè al giorno.

L’impatto del caffè sul colesterolo sembra fortemente dipendente dalla forma in cui viene assunto. In uno studio del 2020, Cornelis e colleghi hanno dimostrato che mentre le formulazioni di caffè espresso non filtrate hanno portato a livelli più elevati di LDL, questo effetto non è stato osservato tra coloro che bevono caffè macinato o istantaneo.

E se riducesse anche il rischio di cancro?

Un recente filone di studi sta indagando il potenziale del caffè per ridurre il rischio di diversi Una revisione globale pubblicata l’anno scorso di 28 meta-analisi su questo argomento ha indicato che le associazioni più forti erano con il cancro dell’endometrio e il cancro del fegato.

Effetti neurologici e psichiatrici del consumo di caffè

Per quanto riguarda gli effetti sulle funzioni cerebrali la ricerca conferma il dato che ci viene dall’esperienza comune: il caffè favorisce concentrazione, prontezza nelle reazioni e un miglior controllo motorio. Queste proporietà stimolanti possono avere un ruolo nell’alleviare alcuni disturbi dell’umore e migliorare la salute mentale, come nel caso della depressione.

Un effetto meno scontato del consumo di caffè potrebbe riguardare le malattie neurodegenerative. È stato dimostrato che i bevitori di caffè con lieve deterioramento cognitivo hanno un rischio ridotto o un’insorgenza ritardata di demenza. Ed esistono dati anche per quanto riguarda una possibile riduzione del rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. Si tratta però di un filone studi che richiede ancora approfondimenti.

Un impatto positivo sulla funzionalità epatica

I dati forse più significativi emersi negli ultimi anni sugli effetti dell’assunzione di caffè e caffeina riguardano il fegato. Una revisione generale del 2017 degli studi sull’impatto del caffè sulla salute ha concluso che la più alta entità di associazioni positive era correlata agli esiti epatici. Nei bevitori abituali di caffè sarebbero inferiori i tassi di cirrosi alcolica e la relativa mortalità.

I bevitori di caffè non solo riducono significativamente il rischio di sviluppare la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), ma sono anche meglio protetti contro la fibrosi epatica se hanno già la NAFLD. Il caffè sembra anche rallentare la progressione della malattia epatica nei pazienti con epatite C avanzata.

Ci sono diversi potenziali meccanismi che possono spiegare questi effetti. La caffeina e stimola il rimodellamento dei tessuti agendo come antagonista del recettore dell’adenosina, prevenendo così potenzialmente la fibrosi epatica e limitando anche la capacità del collagene di depositarsi nel fegato.

I rischi da non dimenticare

Gli autori di questa ampia rassegna di studi che riportano effetti positivi per la salute di un consumo moderato di caffè tengono a sottolineare che il consumo di questa bevanda non è esente da rischi. La caffeina può potenzialmente aumentare il rischio di glaucoma, aumentare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca in coloro che non sono abituati a berlo, compromettere la qualità del sonno e indurre sentimenti di ansia, disforia e, in rari casi, sintomi psicotici o maniacali.

L’assunzione di caffeina deve essere ridotta o eliminata durante la gravidanza, dato il suo legame con il minor peso alla nascita e le interruzioni di gravidanza. Sotto il profilo nutrizionale va ricordato che alcuni prodotti industriali a base di caffè sono ricchi di zuccheri in eccesso, inoltre non sono chiari gli effetti del caffè sul cervello dei bambini in sviluppo e su quello di popolazioni che non sono abituate a consumarlo.

Quello che la ricerca deve ancora scoprire sul caffè

Sulla base di questi interessanti risultati i ricercatori si pongono ora il problema di spiegare con maggiore chiarezza perché il consumo di caffè possa avere questi effetti sulla salute umana. Il tema è identificare quali degli oltre 1.000 composti noti che si trovano in un chicco di caffè siano alla base dei diversi effetti. Ricorda Walter C. Willett, professore di epidemiologia e nutrizione all’Harvard T.H. Chan School of Public Health:

dobbiamo tenere a mente che il caffè è un seme, e la funzione chiave del seme è proteggere l’embrione della pianta vivente nel germe. Pertanto, i semi in generale hanno molti componenti che hanno effetti antiossidanti e antinfiammatori e i semi di caffè sono insolitamente ricchi di polifenoli e altri antiossidanti.”

Ultimo aggiornamento il 26 Luglio 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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