Depressione maggiore, che rapporto c’è con la resistenza all’insulina?

La depressione maggiore è ad oggi una delle principali cause di disabilità in tutto il mondo, tuttavia risulta ancora difficoltoso prevenire l’insorgenza di questo disturbo. A questo scopo sarebbe utile identificare dei fattori di rischio, che allertino il medico.

In questo ambito di ricerca recentemente sono state avanzate ipotesi riguardo ad una possibile implicazione dei precursori biologici del diabete. In particolare, uno studio olandese, da poco pubblicato sull’American Journal of Psychiatry ha dimostrato una correlazione tra biomarker di resistenza all’insulina, condizione tipica in pazienti affetti da diabete di tipo 2, e il disturbo stesso.

Trigliceridi, glucosio plasmatico e circonferenza della vita in rapporto al rischio di depressione

Gli indicatori di resistenza all’insulina considerati erano: rapporto trigliceridi-HDL (high-density lipoprotein); prediabete (condizione indicata dal livello di glucosio plasmatico a digiuno); e alta adiposità centrale (indicata dalla misura della circonferenza della vita dei soggetti). Alti livelli di questi indicatori, misurati al momento del reclutamento dei soggetti, risultarono correlati ad un aumento del tasso di incidenza di depressione maggiore durante i nove anni successivi di follow-up dello studio; questa relazione era simile nei soggetti di entrambi i sessi.

Nello specifico un rapporto tra trigliceridi e HDL superiore o uguale a 0,83 per le femmine e a 1,22 per i maschi era associato un aumento dell’89% del rischio di depressione maggiore; livelli di glucosio plasmatico a digiuno superiore o uguale a 5.54 mmol/L (100 mg/dL) erano associati ad un aumento del 37% del rischio di depressione maggiore; misure della circonferenza della vita superiori o uguali a 100 cm erano associati ad un aumento dell’11% del rischio di depressione maggiore.

Kathleen T. Watson, della Stanford School of Medicine della California, coordinatrice della ricerca, ha affermato:

era già noto il collegamento tra il diabete di tipo 2 e un più alto rischio di depressione maggiore, ma lo studio ha sottolineato come  la resistenza all’insulina, una condizione che molto frequentemente anticipa l’insorgenza del diabete di tipo 2, sia anch’essa associata all’aumento del rischio di insorgenza del disturbo”.

L’esordio dell’insulino resistenza come fattore predittivo della depressione

Per valutare se l’esordio dell’insulino resistenza potesse essere considerato predittivo dell’insorgenza di depressione i ricercatori hanno eseguito una nuova analisi dei dati escludendo i partecipanti che avevano i segni della resistenza all’insulina già prima dell’inizio dello studio.

Per questa nuova analisi sono stati considerati 601 soggetti, tutti di età compresa tra 18 e 65 anni, con insorgenza dell’insulino reistenza durante i primi due anni di follow up. Prima del momento del reclutamento allo studio nessuno di questi aveva mai sviluppato depressione o ansia.

I risultati di questa analisi riportano che durante gli anni di follow-up il 14% dei soggetti ha sviluppato il disturbo depressivo maggiore, diagnosticato secondo i criteri riportati dal DSM-IV ; circa il 5% dei soggetti (n=30) era risultato depresso già dal secondo anno di follow-up.

Nello specifico era l’insorgenza di prediabete nei due anni seguenti al reclutamento dei soggetti allo studio a risultare correlata positivamente a un aumento dell’incidenza della depressione maggiore (hazard ratio=2.66, IC 95% = 1.13-6.27). Al contrario, un aumento significativo del rapporto tra trigliceridi e HDL e del livello di adiposità centrale nello stesso periodo di tempo non risultava significativamente associato allo sviluppo della depressione maggiore.

Le conclusioni di questa ricerca portano ad identificare quindi la presenza di indicatori di insulino resistenza come un possibile fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo depressivo maggiore, in soggetti adulti che non hanno mai sofferto di depressione o ansia. Natalie Ragson, dell’università di Stanford, co-autrice dello studio, afferma:

è ora che i medici prendano in considerazione lo stato metabolico di chi soffre di disturbi dell’umore e viceversa, valutando l’umore dei pazienti con malattie metaboliche, come per esempio obesità e ipertensione.”

Esiste una depressione metabolica?

Riguardo ai possibili meccanismi sottostanti l’associazione tra depressione e resistenza all’insulina la dottoressa Watson e i suoi collaboratori sottolineano che non si sia ancora ottenuta alcuna evidenza; tuttavia sostengono che una possibile spiegazione potrebbe riguardare la neuroinfiammazione causata dall’insulino resistenza.

I ricercatori spiegano infatti che ‘l’ipotesi infiammatoria della depressione suggerisce che la presenza di citochine proinfiammatorie possa portare a una riduzione dei livelli di serotonina, nonché a una riduzione della neurogenesi e della plasticità sinaptica, processi associati alla presenza di depressione’.

Sulla base dei risultati delle loro ricerche la Watson e i suoi collaboratori hanno anche avanzato l’ipotesi riguardante l’esistenza di un sottotipo di depressione propriamente ‘metabolico’, proponendo l’idea di diversi approcci e trattamenti specifici dedicati ai pazienti insulino resistenti affetti da depressione maggiore.

 

Ultimo aggiornamento il 18 Ottobre 2021 di: Alessandro Visca

Blanca Bacchini

Laureata in scienze e tecniche psicologiche

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